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Ciao ragazzi, vorrei farvi una domanda. Il mio paese ovvero la Slovenia ha una fascia molto ristretta di atleti nella nazionale di nuoto. Nel nuoto non abbiamo mai avuto dei campionissimi plurimedagliati. Detto questo, da noi la maggor parte dei nuotatori una volta finite le scuole superiori, decidono di andare a studiare e ad allenarsi negli Stati Uniti, perchè da noi è impossibile frequentare l'università e allenarsi. Ma quando tornano a casa il loro stato di forma è imbarazzante e mi sto chiedendo perché? O gli allenatori negli Stati Uniti fanno schifo, o gli atleti si allenano troppo poco (se non mi sbaglio non vanno mai in altura), oppure a causa dello studio il nuoto ne risente? Nuotofan, tu per caso sai come funzionano gli allenamenti nei college americani?

Ciao ragazzi, vorrei farvi una domanda. Il mio paese ovvero la Slovenia ha una fascia molto ristretta di atleti nella nazionale di nuoto. Nel nuoto non abbiamo mai avuto dei campionissimi plurimedagliati. Detto questo, da noi la maggor parte dei nuotatori una volta finite le scuole superiori, decidono di andare a studiare e ad allenarsi negli Stati Uniti, perchè da noi è impossibile frequentare l'università e allenarsi. Ma quando tornano a casa il loro stato di forma è imbarazzante e mi sto chiedendo perché? O gli allenatori negli Stati Uniti fanno schifo, o gli atleti si allenano troppo poco (se non mi sbaglio non vanno mai in altura), oppure a causa dello studio il nuoto ne risente? Nuotofan, tu per caso sai come funzionano gli allenamenti nei college americani?
 
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Ciao phelps. Ti rispondo prendendola alla larga.

In questi mesi di assenza di sport e, in particolare, nuoto, mi sono rivisto grandi gare del passato.
Tra queste, anche la finale dei 200 sl delle Olimpiadi di Pechino 2008 dove, come ben sai, fu grande protagonista la tua connazionale Sara Isakovic, seconda a soli 15 centesimi dalla Pellegrini, che vinse quella gara con il nuovo WR in 1.54.82, prima donna a scendere sotto il muro dell'1.55.
E la ventenne Isakovic, tra l'altro con un costume in tessuto (l'ottimo Arena R-evolution), nuotò in 1.54.97, scendendo anche lei sotto l'1.55, con la cinese Jiaying Pang, la terza grande protagonista di quella splendida finale, terza in 1.55.05.

La Isakovic era reduce da un 2008 di nettissima crescita natatoria: oro agli Europei di Eindhoven in marzo, i suoi crono erano migliorati costantemente, sia nello sl che nel delfino, fino all'exploit di Pechino.
Si allenava, con grandissimo profitto, in Slovenia e, come ben sai, al termine di quella stagione decise di continuare a nuotare e studiare negli Usa, a Cal, università tra le più famose, con Terri McKeever responsabile tecnico della squadra femminile di nuoto.

Da lì si è bruscamente interrotta la sua crescita natatoria che, ripeto, in quel 2008 fu impressionante.

All'inizio sembrava trattarsi di un comprensibile periodo di adattamento alla nuova vita in un Paese diverso, con una lingua diversa e ritmi di studio diversi, oltre che ai nuovi allenamenti prevalentemente in vasca corta e con un coach diverso. In realtà la Isakovic non riuscì più a conseguire risultati anche solo lontanamente paragonabili a quelli avuti in quel 2008 (a soli 20 anni di età).

Ora, di esempi simili, in cui l'esperienza natatoria (per quella di vita vale un altro discorso e per quella solo gli interessati possono esprimersi) nell'università Usa è stata negativa, ce ne sono stati diversi, anche se, devo dire, il caso della Isakovic mi è sempre sembrato particolarmente clamoroso (ripeto, in quel 2008 era in crescita natatoria esponenziale).

Per contro ci sono stati casi di nuotatori e nuotatrici che fin dal primo anno all'università Usa sono progrediti sensibilmente. Esempi recenti sono quelli della britannica Hopkin e dalla stessa canadese MacNeil.

Quindi? Posto che sarebbe molto interessante conoscere il parere di chi quell'esperienza l'ha vissuta (ad esempio Giovanni Izzo a North Carolina State), più che i miei discorsi da pallido osservatore esterno, è chiaro che:

1) Non c'è una regola generale, dipende da individuo a individuo; anzi: da come quel particolare individuo si trova nella specifica università che ha scelto, perchè è evidente che, anche tra le varie università Usa, ci sono differenze di studio e metodi di allenamento, a seconda dei responsabili dei programmi di studio e sportivi.

2) E' vero comunque che, parlando in generale, si tratta di un netto cambiamento di vita in tutti i suoi aspetti, e non è facile, in uno sport come il nuoto fatto di allenamenti ripetitivi, mantenere la costanza che serve per ottenere risultati di alto livello.

Ciao *phelps*. Ti rispondo prendendola alla larga. In questi mesi di assenza di sport e, in particolare, nuoto, mi sono rivisto grandi gare del passato. Tra queste, anche la finale dei 200 sl delle Olimpiadi di Pechino 2008 dove, come ben sai, fu grande protagonista la tua connazionale Sara Isakovic, seconda a soli 15 centesimi dalla Pellegrini, che vinse quella gara con il nuovo WR in 1.54.82, prima donna a scendere sotto il muro dell'1.55. E la ventenne Isakovic, tra l'altro con un costume in tessuto (l'ottimo Arena R-evolution), nuotò in 1.54.97, scendendo anche lei sotto l'1.55, con la cinese Jiaying Pang, la terza grande protagonista di quella splendida finale, terza in 1.55.05. La Isakovic era reduce da un 2008 di nettissima crescita natatoria: oro agli Europei di Eindhoven in marzo, i suoi crono erano migliorati costantemente, sia nello sl che nel delfino, fino all'exploit di Pechino. Si allenava, con grandissimo profitto, in Slovenia e, come ben sai, al termine di quella stagione decise di continuare a nuotare e studiare negli Usa, a Cal, università tra le più famose, con Terri McKeever responsabile tecnico della squadra femminile di nuoto. Da lì si è bruscamente interrotta la sua crescita natatoria che, ripeto, in quel 2008 fu impressionante. All'inizio sembrava trattarsi di un comprensibile periodo di adattamento alla nuova vita in un Paese diverso, con una lingua diversa e ritmi di studio diversi, oltre che ai nuovi allenamenti prevalentemente in vasca corta e con un coach diverso. In realtà la Isakovic non riuscì più a conseguire risultati anche solo lontanamente paragonabili a quelli avuti in quel 2008 (a soli 20 anni di età). Ora, di esempi simili, in cui l'esperienza natatoria (per quella di vita vale un altro discorso e per quella solo gli interessati possono esprimersi) nell'università Usa è stata negativa, ce ne sono stati diversi, anche se, devo dire, il caso della Isakovic mi è sempre sembrato particolarmente clamoroso (ripeto, in quel 2008 era in crescita natatoria esponenziale). Per contro ci sono stati casi di nuotatori e nuotatrici che fin dal primo anno all'università Usa sono progrediti sensibilmente. Esempi recenti sono quelli della britannica Hopkin e dalla stessa canadese MacNeil. Quindi? Posto che sarebbe molto interessante conoscere il parere di chi quell'esperienza l'ha vissuta (ad esempio Giovanni Izzo a North Carolina State), più che i miei discorsi da pallido osservatore esterno, è chiaro che: 1) Non c'è una regola generale, dipende da individuo a individuo; anzi: da come quel particolare individuo si trova nella specifica università che ha scelto, perchè è evidente che, anche tra le varie università Usa, ci sono differenze di studio e metodi di allenamento, a seconda dei responsabili dei programmi di studio e sportivi. 2) E' vero comunque che, parlando in generale, si tratta di un netto cambiamento di vita in tutti i suoi aspetti, e non è facile, in uno sport come il nuoto fatto di allenamenti ripetitivi, mantenere la costanza che serve per ottenere risultati di alto livello.
modificato Apr 29 a 1:35 pm
 
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Grazie per la risposta esaustiva, Fan. smile Io sono dell'idea che andare a studiare e ad allenarsi nei college americani sia un suicidio. Ripeto che da noi tutti gli atleti quando tornano a casa si trovano in uno stato di forma mediocre, ma gli altri ragazzi juniores insistono ancora tuttavia con sta storia di voler andare negli Stati Uniti. Ma valli a capire sti ragazzi! Boh, non so.

Una volta Vozel disse, ma perché dovrei andare negli Stati Uniti? Qui ho un buon allenatore e le condizioni sono eccelenti per allenarsi. Se solo la Isakovic avesse avuto questo modo di ragionare nel 2008, adesso avrebbe qualche medaglia in più probabilmente. Ma con i se e con i ma la storia non si fa .

Grazie per la risposta esaustiva, Fan. :) Io sono dell'idea che andare a studiare e ad allenarsi nei college americani sia un suicidio. Ripeto che da noi tutti gli atleti quando tornano a casa si trovano in uno stato di forma mediocre, ma gli altri ragazzi juniores insistono ancora tuttavia con sta storia di voler andare negli Stati Uniti. Ma valli a capire sti ragazzi! Boh, non so. Una volta Vozel disse, ma perché dovrei andare negli Stati Uniti? Qui ho un buon allenatore e le condizioni sono eccelenti per allenarsi. Se solo la Isakovic avesse avuto questo modo di ragionare nel 2008, adesso avrebbe qualche medaglia in più probabilmente. Ma con i se e con i ma la storia non si fa .
modificato Apr 30 a 3:15 pm
 
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Secondo me la situazione e’ piu’ complessa. Parto dal presupposto che abbiamo gia’ ottimi tecnici in europa, quindi la scelta di andare oltreoceano dipende da altri fattori. Importantissimo considerare il futuro, la vita d’atleta e’ molto breve.

  • Ci sono diversi italiani di buon livello junior che sono andati nei college americani. Non mi pare ci siano mai stati miglioramenti sensibili, nessuno di questi atleti e’ poi entrato in nazionale maggiore nei grandi eventi in lunga. Per questi casi il college americano va visto come grande esperienza di vita e come grossa opportunita’ per il futuro, soprattutto per chi sceglie indirizzi universitari STEM (science, technology, engineering, mathematics). In quei campi si possono trovare contratti di lavoro impensabili in europa, il nuoto e’ un po’ la “scorciatoia” per avere borse di studio. Per quel tipo di atleti (bravi ma non eccelsi) secondo me e’ assolutamente un’opportunita’ da prendere.
  • Per gli atleti che sono gia’ d’elite (tipo da finale europea – semifinale mondiale) la scelta e’ piu’ difficile. Il cambio vita e’ un rischio per l’immediata carriera sportiva. Presente o futuro? L'ideale sarebbe presente E futuro, il rischio pero' indubbiamente esiste. Scelta che dipende dalla personalita’ dell’atleta’. (Per noi italiani sara’ interessante seguire l’evoluzione di Burdisso).
Secondo me la situazione e’ piu’ complessa. Parto dal presupposto che abbiamo gia’ ottimi tecnici in europa, quindi la scelta di andare oltreoceano dipende da altri fattori. Importantissimo considerare il futuro, la vita d’atleta e’ molto breve. - Ci sono diversi italiani di buon livello junior che sono andati nei college americani. Non mi pare ci siano mai stati miglioramenti sensibili, nessuno di questi atleti e’ poi entrato in nazionale maggiore nei grandi eventi in lunga. Per questi casi il college americano va visto come grande esperienza di vita e come grossa opportunita’ per il futuro, soprattutto per chi sceglie indirizzi universitari STEM (science, technology, engineering, mathematics). In quei campi si possono trovare contratti di lavoro impensabili in europa, il nuoto e’ un po’ la “scorciatoia” per avere borse di studio. Per quel tipo di atleti (bravi ma non eccelsi) secondo me e’ assolutamente un’opportunita’ da prendere. - Per gli atleti che sono gia’ d’elite (tipo da finale europea – semifinale mondiale) la scelta e’ piu’ difficile. Il cambio vita e’ un rischio per l’immediata carriera sportiva. Presente o futuro? L'ideale sarebbe presente E futuro, il rischio pero' indubbiamente esiste. Scelta che dipende dalla personalita’ dell’atleta’. (Per noi italiani sara’ interessante seguire l’evoluzione di Burdisso).
modificato Apr 30 a 4:51 pm
 
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Secondo me la situazione e’ piu’ complessa. Parto dal presupposto che abbiamo gia’ ottimi tecnici in europa, quindi la scelta di andare oltreoceano dipende da altri fattori. Importantissimo considerare il futuro, la vita d’atleta e’ molto breve.

  • Ci sono diversi italiani di buon livello junior che sono andati nei college americani. Non mi pare ci siano mai stati miglioramenti sensibili, nessuno di questi atleti e’ poi entrato in nazionale maggiore nei grandi eventi in lunga. Per questi casi il college americano va visto come grande esperienza di vita e come grossa opportunita’ per il futuro, soprattutto per chi sceglie indirizzi universitari STEM (science, technology, engineering, mathematics). In quei campi si possono trovare contratti di lavoro impensabili in europa, il nuoto e’ un po’ la “scorciatoia” per avere borse di studio. Per quel tipo di atleti (bravi ma non eccelsi) secondo me e’ assolutamente un’opportunita’ da prendere.
  • Per gli atleti che sono gia’ d’elite (tipo da finale europea – semifinale mondiale) la scelta e’ piu’ difficile. Il cambio vita e’ un rischio per l’immediata carriera sportiva. Presente o futuro? L'ideale sarebbe presente E futuro, il rischio pero' indubbiamente esiste. Scelta che dipende dalla personalita’ dell’atleta’. (Per noi italiani sara’ interessante seguire l’evoluzione di Burdisso).

Giusto considerare anche gli atleti di buon livello junior, per i quali prevalgono, come dici, gli aspetti della "grande occasione di vita e dell'opportunità per il futuro".

Questi aspetti sono ovviamente importanti anche per gli atleti di élite a cui io, e penso anche phelps, ci riferivamo, perché, anche se le carriere natatorie si stanno allungando e con l'Isl si è aperta la possibilità di guadagnare di più, è chiaro che la parte principale della vita riguarda il post-agonismo.

Sono d'accordo con te, Play, che molto dipende dalla personalità dell'atleta, dalla sua voglia di rischiare e vivere nuove sfide. Burdisso ha dimostrato ampiamente, già con la scelta di terminare il liceo in Gran Bretagna e poi di iniziare la carriera universitaria in Usa a Northwestern agli inizi di gennaio di un anno olimpico, di non temere, anzi ricercare, cambiamenti anche radicali.

In generale, riferendosi solo agli atleti di élite, mi sembra che la netta maggioranza dei nuotatori non-Usa continui ad evitare l'esperienza nelle università statunitensi, pur essendosi ampliati i casi in cui invece questa scelta viene fatta, anche per l'attivismo, nel reclutamento, delle varie università.

Considerando i medagliati agli ultimi Eurojuniors e Mondiali Juniores, oltre a Burdisso, mi vengono in mente pochi casi di nuotatori che hanno scelto la Ncaa: Minakov (Stanford), Sibirtsev e Murilo Sartori (Louisville).

>Secondo me la situazione e’ piu’ complessa. Parto dal presupposto che abbiamo gia’ ottimi tecnici in europa, quindi la scelta di andare oltreoceano dipende da altri fattori. Importantissimo considerare il futuro, la vita d’atleta e’ molto breve. >- Ci sono diversi italiani di buon livello junior che sono andati nei college americani. Non mi pare ci siano mai stati miglioramenti sensibili, nessuno di questi atleti e’ poi entrato in nazionale maggiore nei grandi eventi in lunga. Per questi casi il college americano va visto come grande esperienza di vita e come grossa opportunita’ per il futuro, soprattutto per chi sceglie indirizzi universitari STEM (science, technology, engineering, mathematics). In quei campi si possono trovare contratti di lavoro impensabili in europa, il nuoto e’ un po’ la “scorciatoia” per avere borse di studio. Per quel tipo di atleti (bravi ma non eccelsi) secondo me e’ assolutamente un’opportunita’ da prendere. >- Per gli atleti che sono gia’ d’elite (tipo da finale europea – semifinale mondiale) la scelta e’ piu’ difficile. Il cambio vita e’ un rischio per l’immediata carriera sportiva. Presente o futuro? L'ideale sarebbe presente E futuro, il rischio pero' indubbiamente esiste. Scelta che dipende dalla personalita’ dell’atleta’. (Per noi italiani sara’ interessante seguire l’evoluzione di Burdisso). Giusto considerare anche gli atleti di buon livello junior, per i quali prevalgono, come dici, gli aspetti della "grande occasione di vita e dell'opportunità per il futuro". Questi aspetti sono ovviamente importanti anche per gli atleti di élite a cui io, e penso anche *phelps*, ci riferivamo, perché, anche se le carriere natatorie si stanno allungando e con l'Isl si è aperta la possibilità di guadagnare di più, è chiaro che la parte principale della vita riguarda il post-agonismo. Sono d'accordo con te, Play, che molto dipende dalla personalità dell'atleta, dalla sua voglia di rischiare e vivere nuove sfide. Burdisso ha dimostrato ampiamente, già con la scelta di terminare il liceo in Gran Bretagna e poi di iniziare la carriera universitaria in Usa a Northwestern agli inizi di gennaio di un anno olimpico, di non temere, anzi ricercare, cambiamenti anche radicali. In generale, riferendosi solo agli atleti di élite, mi sembra che la netta maggioranza dei nuotatori non-Usa continui ad evitare l'esperienza nelle università statunitensi, pur essendosi ampliati i casi in cui invece questa scelta viene fatta, anche per l'attivismo, nel reclutamento, delle varie università. Considerando i medagliati agli ultimi Eurojuniors e Mondiali Juniores, oltre a Burdisso, mi vengono in mente pochi casi di nuotatori che hanno scelto la Ncaa: Minakov (Stanford), Sibirtsev e Murilo Sartori (Louisville).
 
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Ciao a tutti
Anch’io, come PlayR, penso che il discorso “ nuoto USA e risultati europei” sia un po’ piu’ complesso.
Nei college universitari e nelle high school americane si nuota in Yards (25). Il nuotare in Yards è uno sport simile al nuoto in LCM ma è diverso, è un’ altra cosa. Cosi’ come lo è il calcetto a 5 dal canonico calcio ad 11 o come il beach volley è diverso dalla pallavolo classica. Essendo sport diversi, certe caratteristiche e/o tecniche sono piu’ o meno importanti, ed hanno un peso diverso sui risultati. Su 23 metri di vasca(Yards), ad esempio, 15 metri di sub hanno un peso diverso che su 50m. Cosi’ come la progressione che puo’ avere un peso significativo in vasca lunga (specie in stili come il delfino, ma non solo), in yards ha pochissimo peso dovendosi fermare per virare: qui è molto piu’ importante saper prendere subito velocità quando si esce dalla virata/sub. E mi fermo per non tediarvi con altri dettagli tipo “passo gara” in LCM e Yards etc, pero’ credo che tutto questo comporti, macroscopicamente parlando, che gli americani , sono bravissimi nella velocità (50 e 100 sia Yards che LCM ), e sono mediamente scarsi nelle gare lunghe( 400, 800 1500, Ledecky a parte, che è l’ eccezione che conferma la regola), mentre in Italia siamo fortissimi nelle gare lunghe e molto meno nella velocità. Non credo quindi che sia un discorso di allenatori “che facciano schifo”, o atleti che” si allenano troppo poco” come si chiede Phelps (l’ NCAA prevede che i nuotatori si allenino 20 ore a settimana, che non sono poche ), ma dal fatto che, sia in Europa ed in America, si allenano certe tecniche e caratteristiche a discapito di altre “ localmente “ considerate meno importanti.
Questo ha delle conseguenze in termini di risultati. Quindi le lacune tecniche e carenze di risultati che si vedono e da una parte e dall’ altra dell’ oceano, credo che vadano lette in quest’ ottica.
Tuttavia mi ha colpito vedere che in tutti e tre i college che ho avuto modo di visitare, le telecamere subacquea ed i relativi monitor a bordo vasca erano un “tool della piscina”, come i blocchi di partenza o le tavolette: gli atleti facevano una vasca, uscivano e discutevano col coach (a caldo !!) i dettagli della nuotata che scorreva avanti ed in dietro sul monitor pilotata con un joystick ( sembrava quasi un videogioco); presi suggerimenti, gli atleti si ributtavano per migliorarsi. In Italia non lo ho mai viso fare. Mai. E non è un discorso di mezzi economici perché non hanno un prezzo che certe piscine non se lo possono permettere, ma è un discorso di sensibilità, di capire l’ aiuto che puo’ dare la tecnologia nel migliorare la tecnica, e di utilizzarla. E’ un discorso culturale, non economico.
Vi siete mai chiesti , ad esempio, quanti allenatori si pongono il problema di come i propri atleti “prendono l’ acqua” ?? Io mi sono sempre chiesto come fanno i coach a capire come i loro atleti “ prendono l’ acqua”, come misurano, e soprattutto migliorano, l’ efficienza di questa presa. Ho il sospetto che non sia poi una problematica cosi assillante, perlomeno per molti, purtroppo. Se sei tecnicamente scarso non vincerai mai una gara veloce, ma se ti alleni tantissimo e sei bravo ad assorbire grossi carichi di lavoro, nelle gare lunghe potrai essere molto competitivo ugualmente.
Fermo restando che andare a studiare in America è, come giustamente dice Funuotofan, un cambiamento di vita non da poco, ritengo che chi va a nuotare in America, non sia poi cosi’ svantaggiato, se è un velocista,anzi, mentre lo è se è un fondista (pensate semplicemente ad allenare un passo gara di un 1500LCM in una piscina di 23metri):
al massimo pero' mezzo "suicidio" per usare le parole di Phelps

Ovviamente poi dipende in quale college uno va, dal coach che trova etc. Fermo restando che la borsa di studio è importantissima (visti i costi dell’ università USA), penso pero’ che un atleta del livello “nazionale slovena” il college lo possa , entro certi limiti, scegliere. Ed ecco che unirsi ad un college dove ci sono atleti europei aiuta molto perché le sezioni in LCM saranno piu’ numerose e sarà piu’ facile richiederlo. Ci sono poi coach di college USA che collaborano con i coach europei dei singoli atleti e ne condividono i programmi di lavoro. Per questi atleti ( se non fondisti) i vantaggi possono essere significativi perché possono prendere il meglio dei 2 mondi.
Ritengo inoltre che una esperienza USA ed una laurea in alcuni college ( anche li ci sono le università di eccellenza e quelle scarse) sia un’ opportunità straordinaria che molto probabilmente il “nuoto e basta” non ti darà. In Italia poi è quasi impossibile nuotare “ad un certo livello” e laurearsi “ad un certo livello” con una laurea, cioè, che poi ti permetterà di trovare un lavoro decente (anche se non hai conoscenze/raccomandazioni). Quindi ben venga il modello universitario americano che ti permette di nuotare e prendere una vera laurea, e tanto di cappello a quegli atleti che cercano di costruirsi un futuro nuotando e studiando.

Ciao a tutti Anch’io, come PlayR, penso che il discorso “ nuoto USA e risultati europei” sia un po’ piu’ complesso. Nei college universitari e nelle high school americane si nuota in Yards (25). Il nuotare in Yards è uno sport simile al nuoto in LCM ma è diverso, è un’ altra cosa. Cosi’ come lo è il calcetto a 5 dal canonico calcio ad 11 o come il beach volley è diverso dalla pallavolo classica. Essendo sport diversi, certe caratteristiche e/o tecniche sono piu’ o meno importanti, ed hanno un peso diverso sui risultati. Su 23 metri di vasca(Yards), ad esempio, 15 metri di sub hanno un peso diverso che su 50m. Cosi’ come la progressione che puo’ avere un peso significativo in vasca lunga (specie in stili come il delfino, ma non solo), in yards ha pochissimo peso dovendosi fermare per virare: qui è molto piu’ importante saper prendere subito velocità quando si esce dalla virata/sub. E mi fermo per non tediarvi con altri dettagli tipo “passo gara” in LCM e Yards etc, pero’ credo che tutto questo comporti, macroscopicamente parlando, che gli americani , sono bravissimi nella velocità (50 e 100 sia Yards che LCM ), e sono mediamente scarsi nelle gare lunghe( 400, 800 1500, Ledecky a parte, che è l’ eccezione che conferma la regola), mentre in Italia siamo fortissimi nelle gare lunghe e molto meno nella velocità. Non credo quindi che sia un discorso di allenatori “che facciano schifo”, o atleti che” si allenano troppo poco” come si chiede *Phelps* (l’ NCAA prevede che i nuotatori si allenino 20 ore a settimana, che non sono poche ), ma dal fatto che, sia in Europa ed in America, si allenano certe tecniche e caratteristiche a discapito di altre “ localmente “ considerate meno importanti. Questo ha delle conseguenze in termini di risultati. Quindi le lacune tecniche e carenze di risultati che si vedono e da una parte e dall’ altra dell’ oceano, credo che vadano lette in quest’ ottica. Tuttavia mi ha colpito vedere che in tutti e tre i college che ho avuto modo di visitare, le telecamere subacquea ed i relativi monitor a bordo vasca erano un “tool della piscina”, come i blocchi di partenza o le tavolette: gli atleti facevano una vasca, uscivano e discutevano col coach (a caldo !!) i dettagli della nuotata che scorreva avanti ed in dietro sul monitor pilotata con un joystick ( sembrava quasi un videogioco); presi suggerimenti, gli atleti si ributtavano per migliorarsi. In Italia non lo ho mai viso fare. Mai. E non è un discorso di mezzi economici perché non hanno un prezzo che certe piscine non se lo possono permettere, ma è un discorso di sensibilità, di capire l’ aiuto che puo’ dare la tecnologia nel migliorare la tecnica, e di utilizzarla. E’ un discorso culturale, non economico. Vi siete mai chiesti , ad esempio, quanti allenatori si pongono il problema di come i propri atleti “prendono l’ acqua” ?? Io mi sono sempre chiesto come fanno i coach a capire come i loro atleti “ prendono l’ acqua”, come misurano, e soprattutto migliorano, l’ efficienza di questa presa. Ho il sospetto che non sia poi una problematica cosi assillante, perlomeno per molti, purtroppo. Se sei tecnicamente scarso non vincerai mai una gara veloce, ma se ti alleni tantissimo e sei bravo ad assorbire grossi carichi di lavoro, nelle gare lunghe potrai essere molto competitivo ugualmente. Fermo restando che andare a studiare in America è, come giustamente dice Funuotofan, un cambiamento di vita non da poco, ritengo che chi va a nuotare in America, non sia poi cosi’ svantaggiato, se è un velocista,anzi, mentre lo è se è un fondista (pensate semplicemente ad allenare un passo gara di un 1500LCM in una piscina di 23metri): al massimo pero' mezzo "suicidio" per usare le parole di *Phelps* Ovviamente poi dipende in quale college uno va, dal coach che trova etc. Fermo restando che la borsa di studio è importantissima (visti i costi dell’ università USA), penso pero’ che un atleta del livello “nazionale slovena” il college lo possa , entro certi limiti, scegliere. Ed ecco che unirsi ad un college dove ci sono atleti europei aiuta molto perché le sezioni in LCM saranno piu’ numerose e sarà piu’ facile richiederlo. Ci sono poi coach di college USA che collaborano con i coach europei dei singoli atleti e ne condividono i programmi di lavoro. Per questi atleti ( se non fondisti) i vantaggi possono essere significativi perché possono prendere il meglio dei 2 mondi. Ritengo inoltre che una esperienza USA ed una laurea in alcuni college ( anche li ci sono le università di eccellenza e quelle scarse) sia un’ opportunità straordinaria che molto probabilmente il “nuoto e basta” non ti darà. In Italia poi è quasi impossibile nuotare “ad un certo livello” e laurearsi “ad un certo livello” con una laurea, cioè, che poi ti permetterà di trovare un lavoro decente (anche se non hai conoscenze/raccomandazioni). Quindi ben venga il modello universitario americano che ti permette di nuotare e prendere una vera laurea, e tanto di cappello a quegli atleti che cercano di costruirsi un futuro nuotando e studiando.
 
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Devo informarmi quanti atleti juniores europei sono stati capaci di andare a padio al campionato continentale riservato alla loro categoria e hanno deciso di andare a studiare e ad allenarsi negli Stati Uniti e se poi sono riusciti a confermarsi a livello assoluto. Voglio capire se quello che è successo alla Isakovic sia un problema globale?! Se un giorno in Slovenia ricapiterà di avere una nuova stella del nuoto, direi che l'esperienza di Sara ci insegna di non andare in America. I college americani sono la rovina dei talenti del nuoto.

Devo informarmi quanti atleti juniores europei sono stati capaci di andare a padio al campionato continentale riservato alla loro categoria e hanno deciso di andare a studiare e ad allenarsi negli Stati Uniti e se poi sono riusciti a confermarsi a livello assoluto. Voglio capire se quello che è successo alla Isakovic sia un problema globale?! Se un giorno in Slovenia ricapiterà di avere una nuova stella del nuoto, direi che l'esperienza di Sara ci insegna di non andare in America. I college americani sono la rovina dei talenti del nuoto.
 
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Preso dalla curiosita' sono andato a cercare notizie sulla Isakovic. Nel suo sito parla di
"Sara encourages young swimmers to pursue their studies and swimming careers in the U.S., using her strong connections and ties with college coaches and programs, advising young athletes on swim programs and helping them acquire athletic scholarships."

Evidentemente e' stata molto soddisfatta del suo percorso sportivo-accademico. L'importante e' che sia felice lei. Il nuoto passa, poi resta una vita da vivere.. smile

Preso dalla curiosita' sono andato a cercare notizie sulla Isakovic. Nel suo sito parla di "Sara encourages young swimmers to pursue their studies and swimming careers in the U.S., using her strong connections and ties with college coaches and programs, advising young athletes on swim programs and helping them acquire athletic scholarships." Evidentemente e' stata molto soddisfatta del suo percorso sportivo-accademico. L'importante e' che sia felice lei. Il nuoto passa, poi resta una vita da vivere.. ;)
 
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I college americani sono la rovina dei talenti del nuoto.

beh , molti talenti hanno resistito, vedi Dressel, Ryan Murphy, Ledecky.....

> I college americani sono la rovina dei talenti del nuoto. beh , molti talenti hanno resistito, vedi Dressel, Ryan Murphy, Ledecky.....
 
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Giusto considerare anche gli atleti di buon livello junior, per i quali prevalgono, come dici, gli aspetti della "grande occasione di vita e dell'opportunità per il futuro".
Questi aspetti sono ovviamente importanti anche per gli atleti di élite a cui io, e penso anche phelps, ci riferivamo, perché, anche se le carriere natatorie si stanno allungando e con l'Isl si è aperta la possibilità di guadagnare di più, è chiaro che la parte principale della vita riguarda il post-agonismo.
Sono d'accordo con te, Play, che molto dipende dalla personalità dell'atleta, dalla sua voglia di rischiare e vivere nuove sfide. Burdisso ha dimostrato ampiamente, già con la scelta di terminare il liceo in Gran Bretagna e poi di iniziare la carriera universitaria in Usa a Northwestern agli inizi di gennaio di un anno olimpico, di non temere, anzi ricercare, cambiamenti anche radicali.
In generale, riferendosi solo agli atleti di élite, mi sembra che la netta maggioranza dei nuotatori non-Usa continui ad evitare l'esperienza nelle università statunitensi, pur essendosi ampliati i casi in cui invece questa scelta viene fatta, anche per l'attivismo, nel reclutamento, delle varie università.
Considerando i medagliati agli ultimi Eurojuniors e Mondiali Juniores, oltre a Burdisso, mi vengono in mente pochi casi di nuotatori che hanno scelto la Ncaa: Minakov (Stanford), Sibirtsev e Murilo Sartori (Louisville).

Devo ammettere che non ho mai sentito parlare di questi nuotatori.
Domanda: come se la sono cavati sti atleti a livello assoluto? Sono stati eliminati al primo turno?


Remorap, hai scritto un post interessante, ma molto interessante. Grazie.

> Giusto considerare anche gli atleti di buon livello junior, per i quali prevalgono, come dici, gli aspetti della "grande occasione di vita e dell'opportunità per il futuro". Questi aspetti sono ovviamente importanti anche per gli atleti di élite a cui io, e penso anche phelps, ci riferivamo, perché, anche se le carriere natatorie si stanno allungando e con l'Isl si è aperta la possibilità di guadagnare di più, è chiaro che la parte principale della vita riguarda il post-agonismo. Sono d'accordo con te, Play, che molto dipende dalla personalità dell'atleta, dalla sua voglia di rischiare e vivere nuove sfide. Burdisso ha dimostrato ampiamente, già con la scelta di terminare il liceo in Gran Bretagna e poi di iniziare la carriera universitaria in Usa a Northwestern agli inizi di gennaio di un anno olimpico, di non temere, anzi ricercare, cambiamenti anche radicali. In generale, riferendosi solo agli atleti di élite, mi sembra che la netta maggioranza dei nuotatori non-Usa continui ad evitare l'esperienza nelle università statunitensi, pur essendosi ampliati i casi in cui invece questa scelta viene fatta, anche per l'attivismo, nel reclutamento, delle varie università. Considerando i medagliati agli ultimi Eurojuniors e Mondiali Juniores, oltre a Burdisso, mi vengono in mente pochi casi di nuotatori che hanno scelto la Ncaa: **Minakov (Stanford), Sibirtsev e Murilo Sartori (Louisville).** Devo ammettere che non ho mai sentito parlare di questi nuotatori. Domanda: come se la sono cavati sti atleti a livello assoluto? Sono stati eliminati al primo turno? -------- Remorap, hai scritto un post interessante, ma molto interessante. Grazie.
 
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Giusto considerare anche gli atleti di buon livello junior, per i quali prevalgono, come dici, gli aspetti della "grande occasione di vita e dell'opportunità per il futuro".
Questi aspetti sono ovviamente importanti anche per gli atleti di élite a cui io, e penso anche phelps, ci riferivamo, perché, anche se le carriere natatorie si stanno allungando e con l'Isl si è aperta la possibilità di guadagnare di più, è chiaro che la parte principale della vita riguarda il post-agonismo.
Sono d'accordo con te, Play, che molto dipende dalla personalità dell'atleta, dalla sua voglia di rischiare e vivere nuove sfide. Burdisso ha dimostrato ampiamente, già con la scelta di terminare il liceo in Gran Bretagna e poi di iniziare la carriera universitaria in Usa a Northwestern agli inizi di gennaio di un anno olimpico, di non temere, anzi ricercare, cambiamenti anche radicali.
In generale, riferendosi solo agli atleti di élite, mi sembra che la netta maggioranza dei nuotatori non-Usa continui ad evitare l'esperienza nelle università statunitensi, pur essendosi ampliati i casi in cui invece questa scelta viene fatta, anche per l'attivismo, nel reclutamento, delle varie università.
Considerando i medagliati agli ultimi Eurojuniors e Mondiali Juniores, oltre a Burdisso, mi vengono in mente pochi casi di nuotatori che hanno scelto la Ncaa: Minakov (Stanford), Sibirtsev e Murilo Sartori (Louisville).

Devo ammettere che non ho mai sentito parlare di questi nuotatori.
Domanda: come se la sono cavati sti atleti a livello assoluto? Sono stati eliminati al primo turno?

Andrej Minakov è del 2002 ma ha già vinto un argento nei 100 delfino ai Mondiali assoluti di Gwangju, oltre ad essere stato, nella scorsa stagione, lo junior più consistente a livello mondiale tra Olimpiadi giovanili di Buenos Aires, Eurojuniors di Kazan e Mondiali Juniores di Budapest.

Ilia Sibirtsev (2001) è un mezzofondista russo (che nuota un ottimo crawl tra l'altro) giunto secondo in 7.48.05 negli 800 sl ai Mondiali Juniores, nella gara vinta dall'ormai da me citatissimo smile croato Grgic (7.45.92 per lui), dopo avere vinto gli 800 sl agli Eurojuniors di Kazan. Sempre ai Mondiali Juniores Sibirtsev è arrivato terzo nei 1500 sl (in 15.05.17, primo Grgic con il WJR di 14.46.09).

Murilo Sartori (2002), brasiliano, è uno specialista dei 200 sl (già detto che la classe 2002 presenta tanti buoni/ottimi prospetti nei 200 sl: Shchegolev, Richards, Djakovic, Urlando, Sartori, Neill, Zombori..). E' stato bronzo nei 200 sl ai Mondiali Juniores in 1.47.39.

Preciso che i nomi che ho citato sono quelli che mi sono venuti in mente in prima battuta. Può darsi che ci sia qualche altro medagliato agli Eurojuniors o Mondiali Juniores che ha scelto di andare a studiare e nuotare nella Ncaa, ma direi che la netta maggioranza, nonostante l'attivismo dei reclutatori di college Usa, scelga ancora di restare nel proprio Paese.

>> Giusto considerare anche gli atleti di buon livello junior, per i quali prevalgono, come dici, gli aspetti della "grande occasione di vita e dell'opportunità per il futuro". >Questi aspetti sono ovviamente importanti anche per gli atleti di élite a cui io, e penso anche phelps, ci riferivamo, perché, anche se le carriere natatorie si stanno allungando e con l'Isl si è aperta la possibilità di guadagnare di più, è chiaro che la parte principale della vita riguarda il post-agonismo. >Sono d'accordo con te, Play, che molto dipende dalla personalità dell'atleta, dalla sua voglia di rischiare e vivere nuove sfide. Burdisso ha dimostrato ampiamente, già con la scelta di terminare il liceo in Gran Bretagna e poi di iniziare la carriera universitaria in Usa a Northwestern agli inizi di gennaio di un anno olimpico, di non temere, anzi ricercare, cambiamenti anche radicali. >In generale, riferendosi solo agli atleti di élite, mi sembra che la netta maggioranza dei nuotatori non-Usa continui ad evitare l'esperienza nelle università statunitensi, pur essendosi ampliati i casi in cui invece questa scelta viene fatta, anche per l'attivismo, nel reclutamento, delle varie università. >Considerando i medagliati agli ultimi Eurojuniors e Mondiali Juniores, oltre a Burdisso, mi vengono in mente pochi casi di nuotatori che hanno scelto la Ncaa: **Minakov (Stanford), Sibirtsev e Murilo Sartori (Louisville).** >Devo ammettere che non ho mai sentito parlare di questi nuotatori. >Domanda: come se la sono cavati sti atleti a livello assoluto? Sono stati eliminati al primo turno? Andrej Minakov è del 2002 ma ha già vinto un argento nei 100 delfino ai Mondiali assoluti di Gwangju, oltre ad essere stato, nella scorsa stagione, lo junior più consistente a livello mondiale tra Olimpiadi giovanili di Buenos Aires, Eurojuniors di Kazan e Mondiali Juniores di Budapest. Ilia Sibirtsev (2001) è un mezzofondista russo (che nuota un ottimo crawl tra l'altro) giunto secondo in 7.48.05 negli 800 sl ai Mondiali Juniores, nella gara vinta dall'ormai da me citatissimo :) croato Grgic (7.45.92 per lui), dopo avere vinto gli 800 sl agli Eurojuniors di Kazan. Sempre ai Mondiali Juniores Sibirtsev è arrivato terzo nei 1500 sl (in 15.05.17, primo Grgic con il WJR di 14.46.09). Murilo Sartori (2002), brasiliano, è uno specialista dei 200 sl (già detto che la classe 2002 presenta tanti buoni/ottimi prospetti nei 200 sl: Shchegolev, Richards, Djakovic, Urlando, Sartori, Neill, Zombori..). E' stato bronzo nei 200 sl ai Mondiali Juniores in 1.47.39. Preciso che i nomi che ho citato sono quelli che mi sono venuti in mente in prima battuta. Può darsi che ci sia qualche altro medagliato agli Eurojuniors o Mondiali Juniores che ha scelto di andare a studiare e nuotare nella Ncaa, ma direi che la netta maggioranza, nonostante l'attivismo dei reclutatori di college Usa, scelga ancora di restare nel proprio Paese.
 
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Preso dalla curiosita' sono andato a cercare notizie sulla Isakovic. Nel suo sito parla di
"Sara encourages young swimmers to pursue their studies and swimming careers in the U.S., using her strong connections and ties with college coaches and programs, advising young athletes on swim programs and helping them acquire athletic scholarships."

Evidentemente e' stata molto soddisfatta del suo percorso sportivo-accademico. L'importante e' che sia felice lei. Il nuoto passa, poi resta una vita da vivere.. smile

Ottimo (come al solito) Play, perchè, oltre a fornirci un quadro più completo sulla Isakovic, mi permetti di precisare meglio il mio pensiero smile

1) Che la Isakovic sia stata, nel complesso, felice della sua scelta di andare a studiare e nuotare negli Usa, è dimostrato dal fatto che abbia deciso di continuare il suo percorso a Cal anche quando, dopo un paio di anni, era ormai chiaro a tutti (lei probabilmente lo aveva capito anche prima) che i suoi risultati nel nuoto di alto livello avevano preso una china molto discendente.
Probabilmente ha giudicato più importante il resto, cioè l'esperienza di vita e studio che stava facendo e le prospettive che le apriva per il futuro. E questo lo giudico comprensibilissimo.

2) Dopo le migliaia di post che ho scritto, inneggianti alle imprese e i record dei vari nuotatori/nuotatrici, avrò dato l'idea che io guardi solo ai successi nel nuoto.
In realtà, sono il primo a ritenere che la vita sia molto altro rispetto ai successi agonistici e, aggiungo, professionali.

In questo forum, da grande appassionato di nuoto e sport in generale come sono, mi sono limitato a parlare dei risultati dei campioni, degli atleti di vertice e degli aspiranti tali, ma sono convintissimo che il vero significato, direi l'importanza fondamentale dello sport, sia nella pratica di base, nei tantissimi che campioni non sono, ma faticano come loro e, lontano dai riflettori, praticano lo sport per il piacere di farlo.

>Preso dalla curiosita' sono andato a cercare notizie sulla Isakovic. Nel suo sito parla di >"Sara encourages young swimmers to pursue their studies and swimming careers in the U.S., using her strong connections and ties with college coaches and programs, advising young athletes on swim programs and helping them acquire athletic scholarships." >Evidentemente e' stata molto soddisfatta del suo percorso sportivo-accademico. L'importante e' che sia felice lei. Il nuoto passa, poi resta una vita da vivere.. ;) Ottimo (come al solito) Play, perchè, oltre a fornirci un quadro più completo sulla Isakovic, mi permetti di precisare meglio il mio pensiero ;) 1) Che la Isakovic sia stata, nel complesso, felice della sua scelta di andare a studiare e nuotare negli Usa, è dimostrato dal fatto che abbia deciso di continuare il suo percorso a Cal anche quando, dopo un paio di anni, era ormai chiaro a tutti (lei probabilmente lo aveva capito anche prima) che i suoi risultati nel nuoto di alto livello avevano preso una china molto discendente. Probabilmente ha giudicato più importante il resto, cioè l'esperienza di vita e studio che stava facendo e le prospettive che le apriva per il futuro. E questo lo giudico comprensibilissimo. 2) Dopo le migliaia di post che ho scritto, inneggianti alle imprese e i record dei vari nuotatori/nuotatrici, avrò dato l'idea che io guardi solo ai successi nel nuoto. In realtà, sono il primo a ritenere che la vita sia molto altro rispetto ai successi agonistici e, aggiungo, professionali. In questo forum, da grande appassionato di nuoto e sport in generale come sono, mi sono limitato a parlare dei risultati dei campioni, degli atleti di vertice e degli aspiranti tali, ma sono convintissimo che il vero significato, direi l'importanza fondamentale dello sport, sia nella pratica di base, nei tantissimi che campioni non sono, ma faticano come loro e, lontano dai riflettori, praticano lo sport per il piacere di farlo.
modificato May 1 a 6:24 pm
 
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@Remorap: il tuo intervento affronta tanti temi.

1) Nuoto in vasca da 25 yds e in vasca da 50m.

Differenze enormi, è chiaro, e tali differenze esistono in ogni gara, non solo nelle lunghe distanze e nel modo di prepararle.
Ci sarebbero tantissimi esempi, ma mi limito a citare quell'Austin Staab che ha detenuto per tanti anni il record nelle 100 yd a delfino e non ha mai ottenuto risultati di rilevo in vasca da 50m, o il David Nolan più veloce di Lochte e Phelps nelle 200 yds miste o lo stesso Dressel che ha ottenuto risultati eccezionali in vasca da 25 yds nei 200 misti e nei 100 rana, mentre nelle stesse gare in vasca lunga è molto lontano da quei livelli di competitività.
Cambia tutto tra vasca da 25 yds e vasca da 50m, perchè il raddoppio nel numero delle virate e quindi delle fasi subacquee fa crollare il numero dei metri (delle yards) nuotate in superficie, e acquista grande importanza l'esplosività in fase di virata e la rapidità con cui si esce dalla successiva subacquea, mentre in vasca da 50m è del tutto evidente che la capacità di mantenere la velocità di nuotata per 35-40m diventa fondamentale (ed ecco perché per me il "vero" nuoto resta quello in vasca da 50m).

2) Tu dici che il fatto di allenarsi, fin dalle high schools, prevalentemente in vasca da 25 yds, e di curare certi particolari fondamentali in vasca corta, spiega la forza dei nuotatori/nuotatrici Usa nella velocità e, per contro, la loro relativa debolezza, rispetto ai colleghi europei, nelle gare lunghe.

C'è senz'altro del vero, in questo. Peraltro, come detto sopra, anche le distanze fino ai 100 (m e yds) presentano molte differenze se affrontate in vasca da 25 yds e in vasca da 50m, quindi penso che le cose siano, anche qui, più complesse.

Alcuni grandi specialisti Usa delle distanze brevi in yds (tipo Staab o quel Ryan Hoffer che ha ottenuto da junior crono anche migliori di quelli di Dressel nelle 50 e 100 yds a stile libero) non riescono ad essere competitivi a livello internazionale in vasca lunga, nonostante il focus su certi particolari e quell'assistenza tecnica e interazione con il loro coach di cui giustamente parli, ma poi ci sono i campioni assoluti, alla Biondi, Adrian o Dressel in campo maschile, e Coughlin o Manuel in campo femminile, fortissimi sia in vasca da 25 yds che in vasca lunga.

Quindi credo che alla fine la differenza la faccia il talento e io, che seguo da anni il nuoto giovanile Usa, sono impressionato dall'ampiezza del numero dei praticanti di cui dispongono e dalle conseguenti possibilità che gli si aprono di trovare i grandi campioni. Ampiezza di praticanti ulteriormente aumentata dopo le imprese di Phelps del 2008 e l'accresciuta popolarità che il nuoto ha conosciuto (a dispetto, ad esempio, dell'atletica).
Però la distribuzione del talento è curiosa e segue "leggi" misteriose, e il fatto che il nuoto abbia comunque un'espansione a livello mondiale, restando ai 100 sl su cui ho aperto un topic specifico, ci fa notare che lo scorso anno ci sono stati due 14enni capaci di nuotare, primi nella storia, sotto i 50" in vasca lunga, e nessuno dei due è Usa.. Insomma, vedremo cosa ci riserverà il futuro.

Molto interessante il discorso delle distanze lunghe, diciamo il mezzofondo dai 400 sl in su, dove oggettivamente gli Usa sono storicamente meno forti e, anzi, in questi ultimi dieci anni sono stati quasi sempre esclusi dal novero dei protagonisti.
Lì, sono d'accordo, acquistano maggior peso, pur nella necessaria presenza del talento, i carichi di lavoro, in particolare gli allenamenti sui passi-gara.

@Remorap: il tuo intervento affronta tanti temi. 1) Nuoto in vasca da 25 yds e in vasca da 50m. Differenze enormi, è chiaro, e tali differenze esistono in ogni gara, non solo nelle lunghe distanze e nel modo di prepararle. Ci sarebbero tantissimi esempi, ma mi limito a citare quell'Austin Staab che ha detenuto per tanti anni il record nelle 100 yd a delfino e non ha mai ottenuto risultati di rilevo in vasca da 50m, o il David Nolan più veloce di Lochte e Phelps nelle 200 yds miste o lo stesso Dressel che ha ottenuto risultati eccezionali in vasca da 25 yds nei 200 misti e nei 100 rana, mentre nelle stesse gare in vasca lunga è molto lontano da quei livelli di competitività. Cambia tutto tra vasca da 25 yds e vasca da 50m, perchè il raddoppio nel numero delle virate e quindi delle fasi subacquee fa crollare il numero dei metri (delle yards) nuotate in superficie, e acquista grande importanza l'esplosività in fase di virata e la rapidità con cui si esce dalla successiva subacquea, mentre in vasca da 50m è del tutto evidente che la capacità di mantenere la velocità di nuotata per 35-40m diventa fondamentale (ed ecco perché per me il "vero" nuoto resta quello in vasca da 50m). 2) Tu dici che il fatto di allenarsi, fin dalle high schools, prevalentemente in vasca da 25 yds, e di curare certi particolari fondamentali in vasca corta, spiega la forza dei nuotatori/nuotatrici Usa nella velocità e, per contro, la loro relativa debolezza, rispetto ai colleghi europei, nelle gare lunghe. C'è senz'altro del vero, in questo. Peraltro, come detto sopra, anche le distanze fino ai 100 (m e yds) presentano molte differenze se affrontate in vasca da 25 yds e in vasca da 50m, quindi penso che le cose siano, anche qui, più complesse. Alcuni grandi specialisti Usa delle distanze brevi in yds (tipo Staab o quel Ryan Hoffer che ha ottenuto da junior crono anche migliori di quelli di Dressel nelle 50 e 100 yds a stile libero) non riescono ad essere competitivi a livello internazionale in vasca lunga, nonostante il focus su certi particolari e quell'assistenza tecnica e interazione con il loro coach di cui giustamente parli, ma poi ci sono i campioni assoluti, alla Biondi, Adrian o Dressel in campo maschile, e Coughlin o Manuel in campo femminile, fortissimi sia in vasca da 25 yds che in vasca lunga. Quindi credo che alla fine la differenza la faccia il talento e io, che seguo da anni il nuoto giovanile Usa, sono impressionato dall'ampiezza del numero dei praticanti di cui dispongono e dalle conseguenti possibilità che gli si aprono di trovare i grandi campioni. Ampiezza di praticanti ulteriormente aumentata dopo le imprese di Phelps del 2008 e l'accresciuta popolarità che il nuoto ha conosciuto (a dispetto, ad esempio, dell'atletica). Però la distribuzione del talento è curiosa e segue "leggi" misteriose, e il fatto che il nuoto abbia comunque un'espansione a livello mondiale, restando ai 100 sl su cui ho aperto un topic specifico, ci fa notare che lo scorso anno ci sono stati due 14enni capaci di nuotare, primi nella storia, sotto i 50" in vasca lunga, e nessuno dei due è Usa.. Insomma, vedremo cosa ci riserverà il futuro. Molto interessante il discorso delle distanze lunghe, diciamo il mezzofondo dai 400 sl in su, dove oggettivamente gli Usa sono storicamente meno forti e, anzi, in questi ultimi dieci anni sono stati quasi sempre esclusi dal novero dei protagonisti. Lì, sono d'accordo, acquistano maggior peso, pur nella necessaria presenza del talento, i carichi di lavoro, in particolare gli allenamenti sui passi-gara.
modificato May 1 a 2:01 pm
 
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beh , molti talenti hanno resistito, vedi Dressel, Ryan Murphy, Ledecky ....

Loro sono americani.

> beh , molti talenti hanno resistito, vedi Dressel, Ryan Murphy, Ledecky .... Loro sono americani.
 
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@Funuotofan

Cambia tutto tra vasca da 25 yds e vasca da 50m, perchè il raddoppio nel numero delle virate e quindi delle fasi subacquee fa crollare il numero dei metri (delle yards) nuotate in superficie, e acquista grande importanza l'esplosività in fase di virata e la rapidità con cui si esce dalla successiva subacquea, mentre in vasca da 50m è del tutto evidente che la capacità di mantenere la velocità di nuotata per 35-40m diventa fondamentale

Concordo su tutto, anzi rilancio ed integro. La differenza di vasca favorisce o meno differenti conformazioni fisiche. Sono stato impressionato nel vedere nuotatori da 200fa con corporature palestratissime e con masse muscolari esplosive che non potevano certo essere alimentate con successo per 200LCM, mentre in Yards riuscivano bene, molto bene. I 200fa in yards sono molto piu' simili ad un 100 in LCM che ad un 200 in LCM. So che ti puo' suonare grossa, ma è cosi'. E questo (oltre alle sub etc. gia menzionate) spiega anche perchè molti atleti vadano forte in yards e non nella stessa gara in lunga: hanno una corporatura (naturale o ottenuta in palestra) che "non è piu' alimentabile" in LCM, consuma troppo.
Ed è vero anche il viceversa: chi va forte in LCM non è detto che sia competitivo in SCY. Burdisso, con uno dei primi tempi mondiali non credo rientrasse nei primi 20 tempi di qualifica alle finali NCAA di quest' anno (poi annullate) : scuramente gli mancavano piu' di 4 secondi per ottenere "di diritto" la qualifica ( quello che loro chiamano "A cut" , poi" i B cut" vengono invitati dalla federazione per avere un numero di atleti idoneo a fare le finali ); mentre con 4 secondi in meno in LCM..... .
Comunque e' cosi' anche da noi dove chi va forte nei 50 e 100 spesso non è competitivo nei 200

Alcuni grandi specialisti Usa delle distanze brevi in yds (tipo Staab o quel Ryan Hoffer che ha ottenuto da junior crono anche migliori di quelli di Dressel nelle 50 e 100 yds a stile libero) non riescono ad essere competitivi a livello internazionale in vasca lunga, nonostante il focus su certi particolari e quell'assistenza tecnica e interazione con il loro coach di cui giustamente parli, ...

Beh anche da noi ci sono stati atleti che da junior hanno fatto tempi eccezionali e poi si sono persi o perlomeno non hanno continuato nello stesso modo. Tu che stai seguendo il nuoto giovanile da molto tempo lo sai meglio di tutti noi. Ogni sport ha la sua mortalità infantile.

Però la distribuzione del talento è curiosa e segue "leggi" misteriose, e il fatto che il nuoto abbia comunque un'espansione a livello mondiale, restando ai 100 sl su cui ho aperto un topic specifico, ci fa notare che lo scorso anno ci sono stati due 14enni capaci di nuotare, primi nella storia, sotto i 50" in vasca lunga, e nessuno dei due è Usa..

Su questo sono meno d' accordo. In USA quasi nessun ragazzino nuota in LCM. Quindi che nessun quattordicenne sia andato sotto i 50" in un 100LCM non segue una "legge misteriosa" ma è appena logico. Anzi, mi stupirebbe il contrario: se un ragazzino di 14 anni, che ha sempre nuotato in yards, andasse sotto i 50" in una delle sue prime gare in lunga, non sarebbe un talento ma un vero fenomeno!!

Il talento credo sia importantissimo, ma vada coltivato. Da solo non basta. La tecnica permette di "enfatizzarlo".

ciao a tutti.

@Funuotofan >Cambia tutto tra vasca da 25 yds e vasca da 50m, perchè il raddoppio nel numero delle virate e quindi delle fasi subacquee fa crollare il numero dei metri (delle yards) nuotate in superficie, e acquista grande importanza l'esplosività in fase di virata e la rapidità con cui si esce dalla successiva subacquea, mentre in vasca da 50m è del tutto evidente che la capacità di mantenere la velocità di nuotata per 35-40m diventa fondamentale Concordo su tutto, anzi rilancio ed integro. La differenza di vasca favorisce o meno differenti conformazioni fisiche. Sono stato impressionato nel vedere nuotatori da 200fa con corporature palestratissime e con masse muscolari esplosive che non potevano certo essere alimentate con successo per 200LCM, mentre in Yards riuscivano bene, molto bene. I 200fa in yards sono molto piu' simili ad un 100 in LCM che ad un 200 in LCM. So che ti puo' suonare grossa, ma è cosi'. E questo (oltre alle sub etc. gia menzionate) spiega anche perchè molti atleti vadano forte in yards e non nella stessa gara in lunga: hanno una corporatura (naturale o ottenuta in palestra) che "non è piu' alimentabile" in LCM, consuma troppo. Ed è vero anche il viceversa: chi va forte in LCM non è detto che sia competitivo in SCY. Burdisso, con uno dei primi tempi mondiali non credo rientrasse nei primi 20 tempi di qualifica alle finali NCAA di quest' anno (poi annullate) : scuramente gli mancavano piu' di 4 secondi per ottenere "di diritto" la qualifica ( quello che loro chiamano "A cut" , poi" i B cut" vengono invitati dalla federazione per avere un numero di atleti idoneo a fare le finali ); mentre con 4 secondi in meno in LCM..... . Comunque e' cosi' anche da noi dove chi va forte nei 50 e 100 spesso non è competitivo nei 200 >Alcuni grandi specialisti Usa delle distanze brevi in yds (tipo Staab o quel Ryan Hoffer che ha ottenuto da junior crono anche migliori di quelli di Dressel nelle 50 e 100 yds a stile libero) non riescono ad essere competitivi a livello internazionale in vasca lunga, nonostante il focus su certi particolari e quell'assistenza tecnica e interazione con il loro coach di cui giustamente parli, ... Beh anche da noi ci sono stati atleti che da junior hanno fatto tempi eccezionali e poi si sono persi o perlomeno non hanno continuato nello stesso modo. Tu che stai seguendo il nuoto giovanile da molto tempo lo sai meglio di tutti noi. Ogni sport ha la sua mortalità infantile. >Però la distribuzione del talento è curiosa e segue "leggi" misteriose, e il fatto che il nuoto abbia comunque un'espansione a livello mondiale, restando ai 100 sl su cui ho aperto un topic specifico, ci fa notare che lo scorso anno ci sono stati due 14enni capaci di nuotare, primi nella storia, sotto i 50" in vasca lunga, e nessuno dei due è Usa.. Su questo sono meno d' accordo. In USA quasi nessun ragazzino nuota in LCM. Quindi che nessun quattordicenne sia andato sotto i 50" in un 100LCM non segue una "legge misteriosa" ma è appena logico. Anzi, mi stupirebbe il contrario: se un ragazzino di 14 anni, che ha sempre nuotato in yards, andasse sotto i 50" in una delle sue prime gare in lunga, non sarebbe un talento ma un vero fenomeno!! Il talento credo sia importantissimo, ma vada coltivato. Da solo non basta. La tecnica permette di "enfatizzarlo". ciao a tutti.
 
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Però la distribuzione del talento è curiosa e segue "leggi" misteriose, e il fatto che il nuoto abbia comunque un'espansione a livello mondiale, restando ai 100 sl su cui ho aperto un topic specifico, ci fa notare che lo scorso anno ci sono stati due 14enni capaci di nuotare, primi nella storia, sotto i 50" in vasca lunga, e nessuno dei due è Usa..

Su questo sono meno d' accordo. In USA quasi nessun ragazzino nuota in LCM. Quindi che nessun quattordicenne sia andato sotto i 50" in un 100LCM non segue una "legge misteriosa" ma è appena logico. Anzi, mi stupirebbe il contrario: se un ragazzino di 14 anni, che ha sempre nuotato in yards, andasse sotto i 50" in una delle sue prime gare in lunga, non sarebbe un talento ma un vero fenomeno!!

Il talento credo sia importantissimo, ma vada coltivato. Da solo non basta. La tecnica permette di "enfatizzarlo".

ciao a tutti.

Preciso che parlando di "leggi" misteriose riguardo alla distribuzione del talento avevo in mente, ad esempio, quel David Popovici che potrebbe portare alla ribalta il nuoto in una nazione, come la Romania, che non ha certo grandissime tradizioni. O il croato Franko Grgic etc etc.

Sul fatto che, anche negli Usa, le manifestazioni giovanili si svolgano prevalentemente in vasca corta (che per loro è da 25 yds) sono d'accordo, ma non direi che negli Usa i giovanissimi non gareggino mai in vasca da 50m.

Riporto i record giovanili Usa, che sono raggruppati per bienni di età (11-12, 13-14, 15-16 e 17-18, e ogni biennio di età vale fino a quando il nuotatore non compie gli anni corrispondenti alla categoria superiore): https://www.usaswimming.org/docs/default-source/timesdocuments/relay-records/usa-swimming-national-a-g-records-l-c-3

Il detentore del record per i 14enni nei 100 sl in vasca da 50m è Michael Andrew con 51.30 (e il record per 16enni è di Dressel con 49.28 ) e, per confermare come i risultati del romeno Popovici (49.82) e del britannico Whittle (49.97), ottenuti prima del compimento del 15esimo anno, siano eccezionali, basta osservare che nemmeno un fenomeno assoluto, che nuotò grandi crono fin da giovanissimo, come Kyle Chalmers era riuscito a scendere sotto i 50" prima di compiere 15 anni.

Poi, chiaro, quello che conta sarà l'evoluzione futura e, come dici, non sono stati pochi quelli che da giovanissimi hanno ottenuto grandi crono (ad esempio il croato Paul nei 100 sl qualche anno fa) e poi non si sono migliorati.

>>Però la distribuzione del talento è curiosa e segue "leggi" misteriose, e il fatto che il nuoto abbia comunque un'espansione a livello mondiale, restando ai 100 sl su cui ho aperto un topic specifico, ci fa notare che lo scorso anno ci sono stati due 14enni capaci di nuotare, primi nella storia, sotto i 50" in vasca lunga, e nessuno dei due è Usa.. >Su questo sono meno d' accordo. In USA quasi nessun ragazzino nuota in LCM. Quindi che nessun quattordicenne sia andato sotto i 50" in un 100LCM non segue una "legge misteriosa" ma è appena logico. Anzi, mi stupirebbe il contrario: se un ragazzino di 14 anni, che ha sempre nuotato in yards, andasse sotto i 50" in una delle sue prime gare in lunga, non sarebbe un talento ma un vero fenomeno!! >Il talento credo sia importantissimo, ma vada coltivato. Da solo non basta. La tecnica permette di "enfatizzarlo". >ciao a tutti. Preciso che parlando di "leggi" misteriose riguardo alla distribuzione del talento avevo in mente, ad esempio, quel David Popovici che potrebbe portare alla ribalta il nuoto in una nazione, come la Romania, che non ha certo grandissime tradizioni. O il croato Franko Grgic etc etc. Sul fatto che, anche negli Usa, le manifestazioni giovanili si svolgano prevalentemente in vasca corta (che per loro è da 25 yds) sono d'accordo, ma non direi che negli Usa i giovanissimi non gareggino mai in vasca da 50m. Riporto i record giovanili Usa, che sono raggruppati per bienni di età (11-12, 13-14, 15-16 e 17-18, e ogni biennio di età vale fino a quando il nuotatore non compie gli anni corrispondenti alla categoria superiore): https://www.usaswimming.org/docs/default-source/timesdocuments/relay-records/usa-swimming-national-a-g-records-l-c-3 Il detentore del record per i 14enni nei 100 sl in vasca da 50m è Michael Andrew con 51.30 (e il record per 16enni è di Dressel con 49.28 ) e, per confermare come i risultati del romeno Popovici (49.82) e del britannico Whittle (49.97), ottenuti prima del compimento del 15esimo anno, siano eccezionali, basta osservare che nemmeno un fenomeno assoluto, che nuotò grandi crono fin da giovanissimo, come Kyle Chalmers era riuscito a scendere sotto i 50" prima di compiere 15 anni. Poi, chiaro, quello che conta sarà l'evoluzione futura e, come dici, non sono stati pochi quelli che da giovanissimi hanno ottenuto grandi crono (ad esempio il croato Paul nei 100 sl qualche anno fa) e poi non si sono migliorati.
 
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In un'intervista rilasciata a nuoto.com, Federico Burdisso ha confermato certe caratteristiche degli allenamenti in Usa: poco passo, poco lavoro aerobico e in tolleranza e invece molta velocità, lavoro con elastici etc.

Nei suoi primi due mesi a Northwestern ha confermato di avere fatto solo due doppi a settimana; per il resto allenamenti singoli, con la domenica libera, con 4, massimo 5 km percorsi per ogni sessione di allenamento.

Ha detto, quindi, di preferire la tipologia di allenamento europea. Visto però che ci tiene molto a proseguire il programma di studi (in economia) che ha intrapreso a Northwestern, vedrà, con il suo allenatore Palombi del Tiro a Volo, come riadattare gli allenamenti.

In un'intervista rilasciata a nuoto.com, Federico Burdisso ha confermato certe caratteristiche degli allenamenti in Usa: poco passo, poco lavoro aerobico e in tolleranza e invece molta velocità, lavoro con elastici etc. Nei suoi primi due mesi a Northwestern ha confermato di avere fatto solo due doppi a settimana; per il resto allenamenti singoli, con la domenica libera, con 4, massimo 5 km percorsi per ogni sessione di allenamento. Ha detto, quindi, di preferire la tipologia di allenamento europea. Visto però che ci tiene molto a proseguire il programma di studi (in economia) che ha intrapreso a Northwestern, vedrà, con il suo allenatore Palombi del Tiro a Volo, come riadattare gli allenamenti.
modificato May 29 a 11:57 am
 
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