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Stavolta è il sito di atletica QA (queenatletica o atleticalive che dir si voglia) ad essere incorso - nel suo furore anti-Malagò (colpevole agli occhi dell'organizzatore del sito di non avere rimosso Giomi, presidente della Fidal, ma forse c'è altro..) - in un notevole passo-falso.
In questo articolo https://www.atleticalive.it/malago-minaccia-sanzioni-dal-cio-e-guerra-al-governo-e-le-grandi-federazioni-lo-attaccano-2/
QA aveva scritto che Malagò in realtà non aveva ottenuto nulla dal Cio e, anzi, la nuova legge sullo sport italiano ricalcava quanto accadeva in molti Paesi.

E' notizia ufficiale di oggi che la lettera del Cio contro quella legge è arrivata, eccome. https://www.corriere.it/sport/19_agosto_06/lettera-cio-coni-l-italia-rischia-essere-estromessa-tokyo-2020-62538f48-b829-11e9-b2de-ac53be46e6c6.shtml

Adesso QA ne prenderà atto o la nasconderà tra i mille inserti pubblicitari e lo spam che rendono la lettura di quel sito incredibilmente difficoltosa?

Altre questioni.
1) Possibile che anche l'atletica non abbia un sito in cui poter leggere le notizie senza dovere aspettare 10 minuti perchè la pagina si carichi?
E lasciamo stare il modo di scriverle, tra "sciabolata" in continuazione per definire un buon 100 metri e "boom" e sovrabbondanza di punti esclamativi e del termine fenomeno

2) Davvero nulla da parte mia a favore di Giomi (anche qui abbiamo commentato negativamente i risultati dell'atletica italiana in tante manifestazioni degli ultimi 6 anni) , ma viene il dubbio che posizioni così contro - su ogni argomento - come quelle del sito QA non siano molto obiettive. E quindi: cosa c'è dietro?

Non ne ho idea. Essendo un appassionato di atletica leggo spesso QA. Gli attacchi a Giorni sono abbastanza costanti. E da un punto di vista sportivo per me ci stanno eccome, per come secondo me viene gestita l'atletica italiana di vertice. Mentre di contro ritengo sia ben gestita quella giovanile. Io non avendo tutti gli strumenti per esprimermi sul punto, evito questa continua polemica, ma è un scelta editoriale precisa, come hai scritto. Rimanendo al sito di QA c'è sicuramente tanta pubblicità. Io personalmente leggo da Facebook e vado molto meno sul sito, ma nel complesso lo trovo abbastanza leggibile. Sulle espressioni, la mia impressione è che il curatore del sito, che è sicuramente un appassionato vero, ha deciso uno stile molto "clamoroso", probabilmente per dare il giusto credito ai sacrifici dei sin troppo pochi atleti italiani. Può non piacere, e da quel che ho letto è stato spesso oggetto di discussione, ma ha scelto quella direzione e tutto sommato a me va bene.
Ciao Ciao

>Stavolta è il sito di atletica QA (queenatletica o atleticalive che dir si voglia) ad essere incorso - nel suo furore anti-Malagò (colpevole agli occhi dell'organizzatore del sito di non avere rimosso Giomi, presidente della Fidal, ma forse c'è altro..) - in un notevole passo-falso. >In questo articolo https://www.atleticalive.it/malago-minaccia-sanzioni-dal-cio-e-guerra-al-governo-e-le-grandi-federazioni-lo-attaccano-2/ >QA aveva scritto che Malagò in realtà non aveva ottenuto nulla dal Cio e, anzi, la nuova legge sullo sport italiano ricalcava quanto accadeva in molti Paesi. >E' notizia ufficiale di oggi che la lettera del Cio contro quella legge è arrivata, eccome. https://www.corriere.it/sport/19_agosto_06/lettera-cio-coni-l-italia-rischia-essere-estromessa-tokyo-2020-62538f48-b829-11e9-b2de-ac53be46e6c6.shtml >Adesso QA ne prenderà atto o la nasconderà tra i mille inserti pubblicitari e lo spam che rendono la lettura di quel sito incredibilmente difficoltosa? >Altre questioni. >1) Possibile che anche l'atletica non abbia un sito in cui poter leggere le notizie senza dovere aspettare 10 minuti perchè la pagina si carichi? >E lasciamo stare il modo di scriverle, tra "sciabolata" in continuazione per definire un buon 100 metri e "boom" e sovrabbondanza di punti esclamativi e del termine fenomeno >2) Davvero nulla da parte mia a favore di Giomi (anche qui abbiamo commentato negativamente i risultati dell'atletica italiana in tante manifestazioni degli ultimi 6 anni) , ma viene il dubbio che posizioni così contro - su ogni argomento - come quelle del sito QA non siano molto obiettive. E quindi: cosa c'è dietro? Non ne ho idea. Essendo un appassionato di atletica leggo spesso QA. Gli attacchi a Giorni sono abbastanza costanti. E da un punto di vista sportivo per me ci stanno eccome, per come secondo me viene gestita l'atletica italiana di vertice. Mentre di contro ritengo sia ben gestita quella giovanile. Io non avendo tutti gli strumenti per esprimermi sul punto, evito questa continua polemica, ma è un scelta editoriale precisa, come hai scritto. Rimanendo al sito di QA c'è sicuramente tanta pubblicità. Io personalmente leggo da Facebook e vado molto meno sul sito, ma nel complesso lo trovo abbastanza leggibile. Sulle espressioni, la mia impressione è che il curatore del sito, che è sicuramente un appassionato vero, ha deciso uno stile molto "clamoroso", probabilmente per dare il giusto credito ai sacrifici dei sin troppo pochi atleti italiani. Può non piacere, e da quel che ho letto è stato spesso oggetto di discussione, ma ha scelto quella direzione e tutto sommato a me va bene. Ciao Ciao
 
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Mi è capitato di leggere l'ultimo articolo di Arcobelli, quello sui 200 delfino dei Mondiali juniores https://www.gazzetta.it/Nuoto/25-08-2019/mondiali-juniores-burdisso-che-bronzo-200-farfalla-super-urlando-3401960905342.shtml e, a proposito della squalifica al cambio della mista maschile italiana, si parla di tolleranza massima di 0.06.
Ora, o la Fina ha cambiato a mia insaputa il -0.03 che io conoscevo, oppure quello 0.06 è inesatto (chissà perchè propendo per la seconda ipotesi smile ).

Tralasciamo poi l'enfasi del titolo su Urlando e che nel descrivere la gara non si sia parlato del suo svolgimento e del fatto che Urlando fosse atteso a un crono molto migliore dell'1.55.02 realizzato, avendo nuotato a giugno, cioè prima di finalizzare la preparazione per questi Mondiali juniores, 1.53.84.

Mi è capitato di leggere l'ultimo articolo di Arcobelli, quello sui 200 delfino dei Mondiali juniores https://www.gazzetta.it/Nuoto/25-08-2019/mondiali-juniores-burdisso-che-bronzo-200-farfalla-super-urlando-3401960905342.shtml e, a proposito della squalifica al cambio della mista maschile italiana, si parla di tolleranza massima di 0.06. Ora, o la Fina ha cambiato a mia insaputa il -0.03 che io conoscevo, oppure quello 0.06 è inesatto (chissà perchè propendo per la seconda ipotesi :) ). Tralasciamo poi l'enfasi del titolo su Urlando e che nel descrivere la gara non si sia parlato del suo svolgimento e del fatto che Urlando fosse atteso a un crono molto migliore dell'1.55.02 realizzato, avendo nuotato a giugno, cioè prima di finalizzare la preparazione per questi Mondiali juniores, 1.53.84.
 
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Mi è capitato di leggere l'ultimo articolo di Arcobelli, quello sui 200 delfino dei Mondiali juniores https://www.gazzetta.it/Nuoto/25-08-2019/mondiali-juniores-burdisso-che-bronzo-200-farfalla-super-urlando-3401960905342.shtml e, a proposito della squalifica al cambio della mista maschile italiana, si parla di tolleranza massima di 0.06.
Ora, o la Fina ha cambiato a mia insaputa il -0.03 che io conoscevo, oppure quello 0.06 è inesatto (chissà perchè propendo per la seconda ipotesi smile ).

Vabbè, per 3 centesimi. Dettagli smile

A me aveva colpito invece questa frase, di qualche articolo precedente: "Nei 1500 vinti col record mondiale dal sedicenne croato Franko Grgic in 14’46″09 (solo Sun Yang andava più veloce alla sua età)... "
Questa è un'affermazione precisa. Non può essere una distrazione.
Solo che nel 2007 Sun faceva 15'14".
Forse nel suo 17° anno di età, essendo Sun nato nel dicembre '91? Neanche. Nel 2008 ha fatto 14'48", tra l'altro un po' gommato.
Nel 2009, a 18 anni e molto gommato? No, anche se ha fatto peggio di Grgic di pochi decimi.
Nel 2010? Sì, andava più veloce del sedicenne Grgic, ma a18 anni abbondanti, quasi 19.

>Mi è capitato di leggere l'ultimo articolo di Arcobelli, quello sui 200 delfino dei Mondiali juniores https://www.gazzetta.it/Nuoto/25-08-2019/mondiali-juniores-burdisso-che-bronzo-200-farfalla-super-urlando-3401960905342.shtml e, a proposito della squalifica al cambio della mista maschile italiana, si parla di tolleranza massima di 0.06. >Ora, o la Fina ha cambiato a mia insaputa il -0.03 che io conoscevo, oppure quello 0.06 è inesatto (chissà perchè propendo per la seconda ipotesi :) ). Vabbè, per 3 centesimi. Dettagli :D A me aveva colpito invece questa frase, di qualche articolo precedente: "Nei 1500 vinti col record mondiale dal sedicenne croato Franko Grgic in 14’46″09 **(solo Sun Yang andava più veloce alla sua età)**... " Questa è un'affermazione precisa. Non può essere una distrazione. Solo che nel 2007 Sun faceva 15'14". Forse nel suo 17° anno di età, essendo Sun nato nel dicembre '91? Neanche. Nel 2008 ha fatto 14'48", tra l'altro un po' gommato. Nel 2009, a 18 anni e molto gommato? No, anche se ha fatto peggio di Grgic di pochi decimi. Nel 2010? Sì, andava più veloce del sedicenne Grgic, ma a18 anni abbondanti, quasi 19.
 
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Mi è capitato di leggere l'ultimo articolo di Arcobelli, quello sui 200 delfino dei Mondiali juniores https://www.gazzetta.it/Nuoto/25-08-2019/mondiali-juniores-burdisso-che-bronzo-200-farfalla-super-urlando-3401960905342.shtml e, a proposito della squalifica al cambio della mista maschile italiana, si parla di tolleranza massima di 0.06.
Ora, o la Fina ha cambiato a mia insaputa il -0.03 che io conoscevo, oppure quello 0.06 è inesatto (chissà perchè propendo per la seconda ipotesi smile ).

Vabbè, per 3 centesimi. Dettagli smile

A me aveva colpito invece questa frase, di qualche articolo precedente: "Nei 1500 vinti col record mondiale dal sedicenne croato Franko Grgic in 14’46″09 (solo Sun Yang andava più veloce alla sua età)... "
Questa è un'affermazione precisa. Non può essere una distrazione.
Solo che nel 2007 Sun faceva 15'14".
Forse nel suo 17° anno di età, essendo Sun nato nel dicembre '91? Neanche. Nel 2008 ha fatto 14'48", tra l'altro un po' gommato.
Nel 2009, a 18 anni e molto gommato? No, anche se ha fatto peggio di Grgic di pochi decimi.
Nel 2010? Sì, andava più veloce del sedicenne Grgic, ma a18 anni abbondanti, quasi 19.

Perfetto Miro smile

Prima di stamane, erano settimane che non leggevo articoli di Arcobelli (in questa estate intensissima ho dedicato tante ore a vedere il nuoto nuotato e tutto il resto è ovviamente stato dedicato al lavoro), e continuo a stupirmi delle imprecisioni che ci sono, da parte di un giornalista che segue da così tanti anni il nuoto per il principale quotidiano sportivo italiano.

>>Mi è capitato di leggere l'ultimo articolo di Arcobelli, quello sui 200 delfino dei Mondiali juniores https://www.gazzetta.it/Nuoto/25-08-2019/mondiali-juniores-burdisso-che-bronzo-200-farfalla-super-urlando-3401960905342.shtml e, a proposito della squalifica al cambio della mista maschile italiana, si parla di tolleranza massima di 0.06. >>Ora, o la Fina ha cambiato a mia insaputa il -0.03 che io conoscevo, oppure quello 0.06 è inesatto (chissà perchè propendo per la seconda ipotesi :) ). >Vabbè, per 3 centesimi. Dettagli :D >A me aveva colpito invece questa frase, di qualche articolo precedente: "Nei 1500 vinti col record mondiale dal sedicenne croato Franko Grgic in 14’46″09 **(solo Sun Yang andava più veloce alla sua età)**... " >Questa è un'affermazione precisa. Non può essere una distrazione. >Solo che nel 2007 Sun faceva 15'14". >Forse nel suo 17° anno di età, essendo Sun nato nel dicembre '91? Neanche. Nel 2008 ha fatto 14'48", tra l'altro un po' gommato. >Nel 2009, a 18 anni e molto gommato? No, anche se ha fatto peggio di Grgic di pochi decimi. >Nel 2010? Sì, andava più veloce del sedicenne Grgic, ma a18 anni abbondanti, quasi 19. Perfetto Miro ;) Prima di stamane, erano settimane che non leggevo articoli di Arcobelli (in questa estate intensissima ho dedicato tante ore a vedere il nuoto nuotato e tutto il resto è ovviamente stato dedicato al lavoro), e continuo a stupirmi delle imprecisioni che ci sono, da parte di un giornalista che segue da così tanti anni il nuoto per il principale quotidiano sportivo italiano.
 
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Dopo avere letto questo articolo di Luca Soligo sulle trionfali Olimpiadi di Sydney 2000 per il nuoto italiano https://corsia4.it/nuoto/sydney2000-special-lolimpiade-della-svolta-per-litalia-del-nuoto/,
meditavo un po' sulle frasi riportate all'inizio dell'articolo (tratte dai pezzi scritti da tre autorevoli giornalisti), che evidenzio qui sotto:

**Ma dove cavolo stavano nascosti questi ragazzini sfacciati che sono venuti in Australia a vincere in tre giorni più medaglie di quante i nuotatori avessero vinto in tutti i cento anni precedenti di Olimpiadi?

Vittorio Zucconi

Guardando Fioravanti e Rummolo abbracciati sotto un tricolore, (…) mi sono venuti in mente i discorsi che facevamo in redazione quando cominciai questo lavoro. Era la fine degli anni Cinquanta e l’Italia d’allora era incommensurabilmente lontana da questa. (…) Estremizzando, sostenevamo che l’Italia sarebbe diventata un vero paese sportivo soltanto vincendo un oro olimpico nel nuoto.

Giorgio Tosatti

Cent’anni di nuoto italiano per vedere un oro olimpico. Da quel tizio che gareggiò sulla Senna nel 1900, ai Giochi di Parigi, fino a questa trionfale Sydney azzurra: l’inseguimento è stato eterno, velleitario, disperato, impossibile.

Candido Cannavò**

Secondo me emergono, soprattutto nei brani scritti da Vittorio Zucconi e Candido Cannavò, alcune caratteristiche del giornalismo italiano che non mi piacciono per nulla (Tosatti ha il merito di sottolineare l'importanza, il peso specifico di una vittoria nel nuoto nella massima rassegna sportiva, l'Olimpiade).

Ovviamente la mia "analisi" non vuole essere una critica particolare verso questi tre famosi giornalisti, che tra l'altro non sono più tra noi, e ha pienamente ragione Soligo nel definirli tra i migliori rappresentanti del giornalismo italiano.
Semplicemente io, come lettore, troverei molto più interessante un altro tipo di giornalismo, decisamente più basato sui fatti, sul lavoro di ricerca, piuttosto che sull'esprimere "emozioni".

D'altra parte, l'avrete capito leggendo i miei lunghi e faticosi post: per me la solidità delle cifre e dello studio pregresso della materia di cui si parla è ampiamente preferibile allo sbizzarrirsi in aggettivi e cercare di porsi, sempre e comunque, nell'ottica di chi sa poco e nulla dell'argomento di cui si parla.

A forza di scrivere nell'ottica di chi sa poco o nulla della materia che si tratta, e di fermarsi alla sua superficie, si banalizza tutto.

Da questo brano riportato da Soligo, Vittorio Zucconi appare il classico opinionista, che di solito si occupa di "temi più importanti", prestato allo sport in occasione dell'Olimpiade.
I "ragazzini sfacciati", come li chiama lui, è evidente che non fossero nascosti, ma si allenassero quotidianamente e provenissero, in alcuni casi, da successi nelle massime rassegne continentali che avevano preceduto l'Olimpiade (Campionati Europei di qualche mese prima e anche dell'anno precedente).
Nella categoria degli "opinionisti prestati allo sport", fece peggio di Zucconi, a mio parere, il Severgnini di Pechino 2008, che chiamò Phelps "il ragioniere Phelps", sbadigliando ad ogni suo successo come se fosse roba noiosa e banale.
Insomma, la massima impresa sportiva della storia dell'Olimpiade (8 ori, la forza implacabile dei numeri, e, se ad uno fosse importato, ci sarebbe stato tanto da scrivere anche sulle singole gare, vedi 4x100 sl e 200 delfino vinti nonostante l'acqua entrata negli occhialini che impediva la visuale) relegata ad una "triste routine ragionieristica".
E questo perché? Perché mancava la vera materia cercata dagli "autorevoli giornalisti alla Severgnini", e cioè la capacità di esprimere emozioni prima e dopo la vittoria, elemento basilare per diventare un personaggio meritevole della loro attenzione e dei loro aggettivi.

Giorgio Tosatti, non solo perché giornalista sportivo specializzato e non solo per il pezzo qui riportato, mi sembrava su un altro piano metodologico, nel senso che studiava i dati.
E' un peccato che, all'interno dello sport, si interessasse quasi esclusivamente di calcio, alimentando quella bolla mediatica a cui assistiamo ancora oggi.
Tra l'altro, anche perché - come detto - analizzava i dati, Tosatti era un estimatore della gestione di Giraudo e Moggi della Juventus. Poi arrivò Calciopoli (o Farsopoli come dicono ancora alcuni tifosi della Juventus), a dare un duro scossone alla credibilità del sistema-calcio (e dei suoi massimi opinionisti che non si erano accorti di nulla), qualunque sia il giudizio sulla vicenda complessiva.

E veniamo a Candido Cannavò, compianto direttore della Gazzetta dello Sport per tanti anni, che invece si ricollega pienamente al filone "emotivo-aggettivante" dello sport.
In quelle due righe riportate, mi colpisce il fatto che Cannavò non si prenda la briga di chiamare per nome il "tizio che gareggiò sulla Senna nel 1900", ma sia prodigo di ben 4 (quattro) aggettivi per definire l'inseguimento all'oro italiano nel nuoto.
A parte la parentesi olimpica, le passioni di Cannavò erano il calcio (ovviamente) e il ciclismo. E per non offuscare le emozioni di uno scatto di Pantani in salita (che emozionava anche me, sia chiaro) tralasciava di approfondire i drammatici guasti di un sistema-ciclismo dove l'Epo veniva usato in dosi industriali.
Anche qui: i fatti, i dati, anche quelli non piacevoli, passavano in subordine rispetto alla ricerca delle emozioni, al volere creare un personaggio che ammaliasse le folle.

Ebbene: con tutto il mio disaccordo sul modo di fare giornalismo di Cannavò, sono consapevole che ora c'è di molto peggio. A partire da una Gazzetta dello Sport dove le atlete più citate sono Diletta Leotta e Wanda Nara e che ha, da molti anni ormai, Arcobelli come giornalista specializzato nel nuoto...

Dopo avere letto questo articolo di Luca Soligo sulle trionfali Olimpiadi di Sydney 2000 per il nuoto italiano https://corsia4.it/nuoto/sydney2000-special-lolimpiade-della-svolta-per-litalia-del-nuoto/, meditavo un po' sulle frasi riportate all'inizio dell'articolo (tratte dai pezzi scritti da tre autorevoli giornalisti), che evidenzio qui sotto: ****Ma dove cavolo stavano nascosti questi ragazzini sfacciati che sono venuti in Australia a vincere in tre giorni più medaglie di quante i nuotatori avessero vinto in tutti i cento anni precedenti di Olimpiadi? Vittorio Zucconi Guardando Fioravanti e Rummolo abbracciati sotto un tricolore, (…) mi sono venuti in mente i discorsi che facevamo in redazione quando cominciai questo lavoro. Era la fine degli anni Cinquanta e l’Italia d’allora era incommensurabilmente lontana da questa. (…) Estremizzando, sostenevamo che l’Italia sarebbe diventata un vero paese sportivo soltanto vincendo un oro olimpico nel nuoto. Giorgio Tosatti Cent’anni di nuoto italiano per vedere un oro olimpico. Da quel tizio che gareggiò sulla Senna nel 1900, ai Giochi di Parigi, fino a questa trionfale Sydney azzurra: l’inseguimento è stato eterno, velleitario, disperato, impossibile. Candido Cannavò** Secondo me emergono, soprattutto nei brani scritti da Vittorio Zucconi e Candido Cannavò, alcune caratteristiche del giornalismo italiano che non mi piacciono per nulla (Tosatti ha il merito di sottolineare l'importanza, il peso specifico di una vittoria nel nuoto nella massima rassegna sportiva, l'Olimpiade). Ovviamente la mia "analisi" non vuole essere una critica particolare verso questi tre famosi giornalisti, che tra l'altro non sono più tra noi, e ha pienamente ragione Soligo nel definirli tra i migliori rappresentanti del giornalismo italiano. Semplicemente io, come lettore, troverei molto più interessante un altro tipo di giornalismo, decisamente più basato sui fatti, sul lavoro di ricerca, piuttosto che sull'esprimere "emozioni". D'altra parte, l'avrete capito leggendo i miei lunghi e faticosi post: per me la solidità delle cifre e dello studio pregresso della materia di cui si parla è ampiamente preferibile allo sbizzarrirsi in aggettivi e cercare di porsi, sempre e comunque, nell'ottica di chi sa poco e nulla dell'argomento di cui si parla. A forza di scrivere nell'ottica di chi sa poco o nulla della materia che si tratta, e di fermarsi alla sua superficie, si banalizza tutto. Da questo brano riportato da Soligo, Vittorio Zucconi appare il classico opinionista, che di solito si occupa di "temi più importanti", prestato allo sport in occasione dell'Olimpiade. I "ragazzini sfacciati", come li chiama lui, è evidente che non fossero nascosti, ma si allenassero quotidianamente e provenissero, in alcuni casi, da successi nelle massime rassegne continentali che avevano preceduto l'Olimpiade (Campionati Europei di qualche mese prima e anche dell'anno precedente). Nella categoria degli "opinionisti prestati allo sport", fece peggio di Zucconi, a mio parere, il Severgnini di Pechino 2008, che chiamò Phelps "il ragioniere Phelps", sbadigliando ad ogni suo successo come se fosse roba noiosa e banale. Insomma, la massima impresa sportiva della storia dell'Olimpiade (8 ori, la forza implacabile dei numeri, e, se ad uno fosse importato, ci sarebbe stato tanto da scrivere anche sulle singole gare, vedi 4x100 sl e 200 delfino vinti nonostante l'acqua entrata negli occhialini che impediva la visuale) relegata ad una "triste routine ragionieristica". E questo perché? Perché mancava la vera materia cercata dagli "autorevoli giornalisti alla Severgnini", e cioè la capacità di esprimere emozioni prima e dopo la vittoria, elemento basilare per diventare un personaggio meritevole della loro attenzione e dei loro aggettivi. Giorgio Tosatti, non solo perché giornalista sportivo specializzato e non solo per il pezzo qui riportato, mi sembrava su un altro piano metodologico, nel senso che studiava i dati. E' un peccato che, all'interno dello sport, si interessasse quasi esclusivamente di calcio, alimentando quella bolla mediatica a cui assistiamo ancora oggi. Tra l'altro, anche perché - come detto - analizzava i dati, Tosatti era un estimatore della gestione di Giraudo e Moggi della Juventus. Poi arrivò Calciopoli (o Farsopoli come dicono ancora alcuni tifosi della Juventus), a dare un duro scossone alla credibilità del sistema-calcio (e dei suoi massimi opinionisti che non si erano accorti di nulla), qualunque sia il giudizio sulla vicenda complessiva. E veniamo a Candido Cannavò, compianto direttore della Gazzetta dello Sport per tanti anni, che invece si ricollega pienamente al filone "emotivo-aggettivante" dello sport. In quelle due righe riportate, mi colpisce il fatto che Cannavò non si prenda la briga di chiamare per nome il "tizio che gareggiò sulla Senna nel 1900", ma sia prodigo di ben 4 (quattro) aggettivi per definire l'inseguimento all'oro italiano nel nuoto. A parte la parentesi olimpica, le passioni di Cannavò erano il calcio (ovviamente) e il ciclismo. E per non offuscare le emozioni di uno scatto di Pantani in salita (che emozionava anche me, sia chiaro) tralasciava di approfondire i drammatici guasti di un sistema-ciclismo dove l'Epo veniva usato in dosi industriali. Anche qui: i fatti, i dati, anche quelli non piacevoli, passavano in subordine rispetto alla ricerca delle emozioni, al volere creare un personaggio che ammaliasse le folle. Ebbene: con tutto il mio disaccordo sul modo di fare giornalismo di Cannavò, sono consapevole che ora c'è di molto peggio. A partire da una Gazzetta dello Sport dove le atlete più citate sono Diletta Leotta e Wanda Nara e che ha, da molti anni ormai, Arcobelli come giornalista specializzato nel nuoto...
modificato Aug 4 a 6:34 pm
 
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Il drammatico fatto di cronaca di Colleferro, con quel violentissimo pestaggio protratto fino all'uccisione del giovane Willy Monteiro, intervenuto solo per cercare di sedare una rissa, mi porta ad alcune domande.

1) Almeno due degli autori del pestaggio erano conosciuti per altri fatti di violenza, oltre a reati connessi con lo spaccio. Possibile che non si riesca mai ad intervenire per tempo su questi soggetti e bisogna aspettare che si arrivi addirittura al morto? Già avere provocato lesioni e spacciare droga non basta perché le "forze dell'ordine" e i magistrati facciano capire a certi soggetti che devono cambiare, ma realmente, condotta di vita?

2) Vi è una testimonianza anonima (perché tutti i residenti continuano ad essere spaventati..) che afferma che episodi di violenza, spaccio etc avvenivano da un bel po' di tempo. Possibile che, di fronte all'inerzia dei soggetti di cui sopra (forze dell'ordine e magistrati), chi vedeva non abbia avuto il coraggio di denunciare e poi denunciare ancora questi episodi fino a costringere i soggetti di cui sopra (forze dell'ordine e magistrati) a muoversi?

3) Due degli artefici del pestaggio a morte e autori di precedenti atti di violenza erano grandi appassionati di Mma, le arti marziali miste di cui, con sconcerto, parlai qui sul forum perché era per me incomprensibile lo spazio che veniva loro dedicato dalla gazzetta dello sport (ordine di importanza del sito gazzetta: calcio, gossip, mma...).
Oggi sul sito del corriere della sera viene messa in risalto la passione dei due fratelli picchiatori per le arti marziali. Chissà se qualche direttore di testata o giornalista del gruppo Rcs (quello del corriere della sera e della gazzetta dello sport) si porrà qualche domanda o se, da domani l'altro, tutto ritornerà come prima e sulla gazzetta.it ritroveremo ampio spazio alle Mma, che per me sono violenza pura, molto più che sport.

4) Se si presuppone che la maggioranza di cittadini, giornalisti e forze dell'ordine conservi un minimo di responsabilità e condanni la violenza, occorre cominciare ad agire come soggetti responsabili.
Quindi:
1) i cittadini che vedono episodi di illegalità devono avere il coraggio di denunciare,
2) i giornalisti che si occupano di sport devono ristabilire un ordine di grandezza sensato, e tornare a parlare degli sport autentici (atletica, nuoto e tutti gli altri sport olimpici classici), non di baracconate violente; anche se questo comporta perdere qualche accesso al sito.
3) le forze dell'ordine devono comportarsi come tali, non cercare alibi ("siamo pochi", "la legge, di fatto, protegge i criminali" etc etc, come ho sentito io stesso quando andai a denunciare un episodio di illegalità a cui avevo assistito), o addirittura peggio, come la sconfortante cronaca di questi tempi ci ha informato.

Il drammatico fatto di cronaca di Colleferro, con quel violentissimo pestaggio protratto fino all'uccisione del giovane Willy Monteiro, intervenuto solo per cercare di sedare una rissa, mi porta ad alcune domande. 1) Almeno due degli autori del pestaggio erano conosciuti per altri fatti di violenza, oltre a reati connessi con lo spaccio. Possibile che non si riesca mai ad intervenire per tempo su questi soggetti e bisogna aspettare che si arrivi addirittura al morto? Già avere provocato lesioni e spacciare droga non basta perché le "forze dell'ordine" e i magistrati facciano capire a certi soggetti che devono cambiare, ma realmente, condotta di vita? 2) Vi è una testimonianza anonima (perché tutti i residenti continuano ad essere spaventati..) che afferma che episodi di violenza, spaccio etc avvenivano da un bel po' di tempo. Possibile che, di fronte all'inerzia dei soggetti di cui sopra (forze dell'ordine e magistrati), chi vedeva non abbia avuto il coraggio di denunciare e poi denunciare ancora questi episodi fino a costringere i soggetti di cui sopra (forze dell'ordine e magistrati) a muoversi? 3) Due degli artefici del pestaggio a morte e autori di precedenti atti di violenza erano grandi appassionati di Mma, le arti marziali miste di cui, con sconcerto, parlai qui sul forum perché era per me incomprensibile lo spazio che veniva loro dedicato dalla gazzetta dello sport (ordine di importanza del sito gazzetta: calcio, gossip, mma...). Oggi sul sito del corriere della sera viene messa in risalto la passione dei due fratelli picchiatori per le arti marziali. Chissà se qualche direttore di testata o giornalista del gruppo Rcs (quello del corriere della sera e della gazzetta dello sport) si porrà qualche domanda o se, da domani l'altro, tutto ritornerà come prima e sulla gazzetta.it ritroveremo ampio spazio alle Mma, che per me sono violenza pura, molto più che sport. 4) Se si presuppone che la maggioranza di cittadini, giornalisti e forze dell'ordine conservi un minimo di responsabilità e condanni la violenza, occorre cominciare ad agire come soggetti responsabili. Quindi: 1) i cittadini che vedono episodi di illegalità devono avere il coraggio di denunciare, 2) i giornalisti che si occupano di sport devono ristabilire un ordine di grandezza sensato, e tornare a parlare degli sport autentici (atletica, nuoto e tutti gli altri sport olimpici classici), non di baracconate violente; anche se questo comporta perdere qualche accesso al sito. 3) le forze dell'ordine devono comportarsi come tali, non cercare alibi ("siamo pochi", "la legge, di fatto, protegge i criminali" etc etc, come ho sentito io stesso quando andai a denunciare un episodio di illegalità a cui avevo assistito), o addirittura peggio, come la sconfortante cronaca di questi tempi ci ha informato.
 
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In realtà dopo aver letto qualche settimana fa il penultimo post di Funuotofan mi ero riproposta di rispondere una volta tornata dalle vacanze, ne approfitto per farlo adesso alla luce anche del nuovo post di stamattina.
Credo infatti che in qualche modo i due interventi siano collegati, e la questione di fondo è il modo in cui il giornalismo sportivo 1) sceglie quali eventi seguire/raccontare 2) come li racconta.

Partiamo dal primo punto: quali sport vengono seguiti.
E' innegabile che al giorno d'oggi tutto ruoti intorno ai soldi, per cui ritengo che il criterio fondamentale sia quello. Da qui è evidente che lo sport numero 1 sia senza dubbio il calcio, tutto il resto a seguire. L'evoluzione degli ultimi anni ha portato poi il gossip a essere in realtà lo "sport" più seguito, complice l'avvento dei social media che ha scatenato un voyeurismo compulsivo nei confronti delle vite private e non degli sportivi. E' lo specchio dei nostri tempi purtroppo, e sono io la prima a cui questa cosa fa ribrezzo, ma per una persona come me che scorre quando vede l'articolo "sulla lotta al topo in casa Totti-Blasi", ce ne sono almeno un centinaio che non vedono l'ora di sapere tutto sulla ricerca del roditore.
Va da sé quindi che praticamente tutti gli sport al di fuori del calcio facciano una gran fatica a trovare spazio sui quotidiani nazionali.
Sul discorso specifico MMA, è anch'esso a mio parere una conseguenza della spettacolarizzazione dello sport, della diffusione tramite social media ma anche dello sdoganamento della violenza ad esempio in tv (tralascio volutamente la politica, ma ci sarebbe materiale per scrivere un libro). Sicuramente a me preoccupa, dal punto di vista sociale, che bambini in età scolastica siano appassionati di tali sport.

E qui mi posso riagganciare al secondo punto, ovvero come vengono raccontati gli sport.
Affrontato dunque l'argomento gossip, che trova spazio anche negli sport minori, trovo ci sia un grosso problema di qualità degli articoli.
In un mio intervento precedente avevo sottolineato come la stampa specializzata nel nuoto rivolta più o meno al grande pubblico (i vari Arcobelli, Swimbiz, SwimSwam Italia ad esempio) siano spesso e volentieri illeggibili per via di refusi grammaticali e/o errori evidenti nei nomi/tempi delle gare. Avevo anche ascritto la colpa al fatto che spesso chi scrive per questi siti è pagato a numero di articoli quindi si punta tutto sulla quantità e non sulla qualità.

Dall'altra parte, ci sono siti come ad esempio Corsia 4 che trovo invece molto preparati, ma poco adatti a chi il nuoto lo segue in maniera occasionale.
Facendo un ragionamento puramente economico, meglio 50 lettori che si accontentano di leggere articoli vaghi e spesso sbagliati, che 3 lettori di un articolo iperdettagliato.

La domanda naturale è quindi: qual è la giusta via di mezzo?
La risposta banale è non lo so, anche perché quello che puo' essere giusto per me puo' non esserlo per altri. Dipende poi molto appunto dal target di lettori che si ha. Nella mia esperienza personale ho sempre cercato di dare spazio a tutti gli atleti e non solo ai due-tre nomi conosciuti, cercando di soffermarmi sul racconto delle prestazioni sportive dando meno importanza ai tempi che un lettore che si avvicina al nuoto non capirebbe. E' giusto? E' sbagliato? Per me è una giusta via di mezzo, che permette anche a chi si avvicina al nuoto di capire cosa sia successo in un determinato evento, mettendo in conto che lettori più esigenti cerchino poi un'integrazione più tecnica su altre fonti.

Queste sono domande che mi sono posta molto spesso ultimamente, infatti come "side project" sto mettendo su un sito di informazione sportiva e non è immediato decidere cosa scrivere, quanto, come e perché. L'idea che ho al momento è di fare divulgazione per quanto riguarda gli sport olimpici, perché durante le Olimpiadi ci ritroviamo un po' tutti a seguire sport impensabili e credo sia interessante capirne di più.
A mio favore (o sfavore, dipende dai punti di vista!) c'è il fatto che essendo un prodotto autofinanziato non devo forzatamente scrivere 10 articoli al giorno di dubbio contenuto, quindi spero almeno in questo di riuscire a mantenere un certo livello di qualità.
Ho poi altre idee in mente, e se vorrete condividero' con voi questo piccolo esperimento smile

In realtà dopo aver letto qualche settimana fa il penultimo post di Funuotofan mi ero riproposta di rispondere una volta tornata dalle vacanze, ne approfitto per farlo adesso alla luce anche del nuovo post di stamattina. Credo infatti che in qualche modo i due interventi siano collegati, e la questione di fondo è il modo in cui il giornalismo sportivo 1) sceglie quali eventi seguire/raccontare 2) come li racconta. Partiamo dal primo punto: quali sport vengono seguiti. E' innegabile che al giorno d'oggi tutto ruoti intorno ai soldi, per cui ritengo che il criterio fondamentale sia quello. Da qui è evidente che lo sport numero 1 sia senza dubbio il calcio, tutto il resto a seguire. L'evoluzione degli ultimi anni ha portato poi il gossip a essere in realtà lo "sport" più seguito, complice l'avvento dei social media che ha scatenato un voyeurismo compulsivo nei confronti delle vite private e non degli sportivi. E' lo specchio dei nostri tempi purtroppo, e sono io la prima a cui questa cosa fa ribrezzo, ma per una persona come me che scorre quando vede l'articolo "sulla lotta al topo in casa Totti-Blasi", ce ne sono almeno un centinaio che non vedono l'ora di sapere tutto sulla ricerca del roditore. Va da sé quindi che praticamente tutti gli sport al di fuori del calcio facciano una gran fatica a trovare spazio sui quotidiani nazionali. Sul discorso specifico MMA, è anch'esso a mio parere una conseguenza della spettacolarizzazione dello sport, della diffusione tramite social media ma anche dello sdoganamento della violenza ad esempio in tv (tralascio volutamente la politica, ma ci sarebbe materiale per scrivere un libro). Sicuramente a me preoccupa, dal punto di vista sociale, che bambini in età scolastica siano appassionati di tali sport. E qui mi posso riagganciare al secondo punto, ovvero come vengono raccontati gli sport. Affrontato dunque l'argomento gossip, che trova spazio anche negli sport minori, trovo ci sia un grosso problema di qualità degli articoli. In un mio intervento precedente avevo sottolineato come la stampa specializzata nel nuoto rivolta più o meno al grande pubblico (i vari Arcobelli, Swimbiz, SwimSwam Italia ad esempio) siano spesso e volentieri illeggibili per via di refusi grammaticali e/o errori evidenti nei nomi/tempi delle gare. Avevo anche ascritto la colpa al fatto che spesso chi scrive per questi siti è pagato a numero di articoli quindi si punta tutto sulla quantità e non sulla qualità. Dall'altra parte, ci sono siti come ad esempio Corsia 4 che trovo invece molto preparati, ma poco adatti a chi il nuoto lo segue in maniera occasionale. Facendo un ragionamento puramente economico, meglio 50 lettori che si accontentano di leggere articoli vaghi e spesso sbagliati, che 3 lettori di un articolo iperdettagliato. La domanda naturale è quindi: qual è la giusta via di mezzo? La risposta banale è non lo so, anche perché quello che puo' essere giusto per me puo' non esserlo per altri. Dipende poi molto appunto dal target di lettori che si ha. Nella mia esperienza personale ho sempre cercato di dare spazio a tutti gli atleti e non solo ai due-tre nomi conosciuti, cercando di soffermarmi sul racconto delle prestazioni sportive dando meno importanza ai tempi che un lettore che si avvicina al nuoto non capirebbe. E' giusto? E' sbagliato? Per me è una giusta via di mezzo, che permette anche a chi si avvicina al nuoto di capire cosa sia successo in un determinato evento, mettendo in conto che lettori più esigenti cerchino poi un'integrazione più tecnica su altre fonti. Queste sono domande che mi sono posta molto spesso ultimamente, infatti come "side project" sto mettendo su un sito di informazione sportiva e non è immediato decidere cosa scrivere, quanto, come e perché. L'idea che ho al momento è di fare divulgazione per quanto riguarda gli sport olimpici, perché durante le Olimpiadi ci ritroviamo un po' tutti a seguire sport impensabili e credo sia interessante capirne di più. A mio favore (o sfavore, dipende dai punti di vista!) c'è il fatto che essendo un prodotto autofinanziato non devo forzatamente scrivere 10 articoli al giorno di dubbio contenuto, quindi spero almeno in questo di riuscire a mantenere un certo livello di qualità. Ho poi altre idee in mente, e se vorrete condividero' con voi questo piccolo esperimento :)
 
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Queste sono domande che mi sono posta molto spesso ultimamente, infatti come "side project" sto mettendo su un sito di informazione sportiva e non è immediato decidere cosa scrivere, quanto, come e perché. L'idea che ho al momento è di fare divulgazione per quanto riguarda gli sport olimpici, perché durante le Olimpiadi ci ritroviamo un po' tutti a seguire sport impensabili e credo sia interessante capirne di più.
A mio favore (o sfavore, dipende dai punti di vista!) c'è il fatto che essendo un prodotto autofinanziato non devo forzatamente scrivere 10 articoli al giorno di dubbio contenuto, quindi spero almeno in questo di riuscire a mantenere un certo livello di qualità.
Ho poi altre idee in mente, e se vorrete condividero' con voi questo piccolo esperimento smile

Ciao Chiararm. Ovviamente parlo da semplice utente di questo forum, ma sarò felice di fornire la mia opinione sul tuo sito di informazione sportiva.

Sono d'accordo con il tuo intervento; sul fatto, cioè, che più o meno tutti i prodotti editoriali oggi presenti cerchino di accondiscendere i "gusti del pubblico" per avere un ritorno economico, ma continuo a non rassegnarmi all'oggettivo degrado culturale ed informativo a cui stiamo assistendo ormai da anni.

Io credo che, anche preoccupandosi della necessaria sostenibilità economica, ci sarebbe ancora spazio per un prodotto di maggiore qualità (hai ragione: v'è da trovare il giusto punto di equilibrio) e che non insegua aspetti che io trovo davvero deteriori come il diluvio di gossip o il fatto di rendere popolari sport estremi, dal punto di vista della violenza, come le MMA.

Può darsi che io, dicendo ciò, sia fuori dal mondo: di sicuro sono assai poco social, e ne vado sempre più fiero dopo avere letto - scorrendo in fretta i siti generalisti - che la giovane divenuta famosa per avere detto, da una discoteca croata dove era in vacanza, che "non c'è più coviddi" è diventata influencer.

Immagino che per diventare influencer si debba raggiungere un certo numero di followers; beh, meglio stare da soli in un deserto che in mezzo ad una simile compagnia.

E io sono tutto fuorché snob, o altro. Direi che lo dimostrino le migliaia di post scritti, in 12 anni, su questo sito, per puro amore del nuoto e dello sport in generale, senza nessun vantaggio personale.

>Queste sono domande che mi sono posta molto spesso ultimamente, infatti come "side project" sto mettendo su un sito di informazione sportiva e non è immediato decidere cosa scrivere, quanto, come e perché. L'idea che ho al momento è di fare divulgazione per quanto riguarda gli sport olimpici, perché durante le Olimpiadi ci ritroviamo un po' tutti a seguire sport impensabili e credo sia interessante capirne di più. >A mio favore (o sfavore, dipende dai punti di vista!) c'è il fatto che essendo un prodotto autofinanziato non devo forzatamente scrivere 10 articoli al giorno di dubbio contenuto, quindi spero almeno in questo di riuscire a mantenere un certo livello di qualità. >Ho poi altre idee in mente, e se vorrete condividero' con voi questo piccolo esperimento :) Ciao Chiararm. Ovviamente parlo da semplice utente di questo forum, ma sarò felice di fornire la mia opinione sul tuo sito di informazione sportiva. Sono d'accordo con il tuo intervento; sul fatto, cioè, che più o meno tutti i prodotti editoriali oggi presenti cerchino di accondiscendere i "gusti del pubblico" per avere un ritorno economico, ma continuo a non rassegnarmi all'oggettivo degrado culturale ed informativo a cui stiamo assistendo ormai da anni. Io credo che, anche preoccupandosi della necessaria sostenibilità economica, ci sarebbe ancora spazio per un prodotto di maggiore qualità (hai ragione: v'è da trovare il giusto punto di equilibrio) e che non insegua aspetti che io trovo davvero deteriori come il diluvio di gossip o il fatto di rendere popolari sport estremi, dal punto di vista della violenza, come le MMA. Può darsi che io, dicendo ciò, sia fuori dal mondo: di sicuro sono assai poco social, e ne vado sempre più fiero dopo avere letto - scorrendo in fretta i siti generalisti - che la giovane divenuta famosa per avere detto, da una discoteca croata dove era in vacanza, che "non c'è più coviddi" è diventata influencer. Immagino che per diventare influencer si debba raggiungere un certo numero di followers; beh, meglio stare da soli in un deserto che in mezzo ad una simile compagnia. E io sono tutto fuorché snob, o altro. Direi che lo dimostrino le migliaia di post scritti, in 12 anni, su questo sito, per puro amore del nuoto e dello sport in generale, senza nessun vantaggio personale.
 
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Sono d'accordissimo con te sulla deriva generale, e sicuramente molto è dovuto all'uso incontrollato dei social media. Spesso mi sento una mosca bianca, e forse come dici tu meglio soli (o pochi) che mal accompagnati.

Diciamo che per come la vedo io i social hanno dato la possibilità a tutti, con tutte le conseguenze del caso, di dire la propria. I mezzi di informazione che secondo me avrebbero il compito di mantenere la barra dritta si sono ritrovati in un marasma incontrollato e hanno assecondato un po' l'andazzo. Poi certo non dev'essere semplice, quando per ogni articolo che pubblichi hai centinaia di utenti impazziti che commentano di tutto, spesso e volentieri in maniera maleducata, "non è vero me l'ha detto mio cuggggino e voi siete dei giornalai". La cosa più triste è quando i giornalisti stessi si fanno la guerra: alcuni sentendosi forti di avere un elevato numero di followers segnano il territorio in maniera meschina (letto con i miei occhi commenti deplorevoli).

Detto cio', almeno per quanto riguarda l'informazione sportiva, a me piacerebbe davvero leggere articoli ben fatti e studiati. E ripeto sono convinta che sia un problema di base economico, per cui chi si avvicina al giornalismo adesso si ritrova a essere pagato una miseria per ciascun articolo quindi si punta più che altro a fare massa. E' poi un circolo vizioso perché le visualizzazioni sono quelle che contano quindi anche chi dovrebbe essere responsabile ed assicurare un minimo di qualità chiude gli occhi e passa avanti. Non vedo una via d'uscita al momento, vista la situazione lavorativa italiana in generale: è una guerra tra poveri. Quindi alla fine non me la sento di colpevolizzare completamente chi scrive, per il momento passo avanti e cerco le informazioni che voglio altrove, ma mi rendo conto che la cultura sportiva italiana non ha possibilità di sviluppo nelle condizioni attuali.

Forse un po' off topic come commento, ma insomma ci tenevo a ribadire alcuni concetti.

Sono d'accordissimo con te sulla deriva generale, e sicuramente molto è dovuto all'uso incontrollato dei social media. Spesso mi sento una mosca bianca, e forse come dici tu meglio soli (o pochi) che mal accompagnati. Diciamo che per come la vedo io i social hanno dato la possibilità a tutti, con tutte le conseguenze del caso, di dire la propria. I mezzi di informazione che secondo me avrebbero il compito di mantenere la barra dritta si sono ritrovati in un marasma incontrollato e hanno assecondato un po' l'andazzo. Poi certo non dev'essere semplice, quando per ogni articolo che pubblichi hai centinaia di utenti impazziti che commentano di tutto, spesso e volentieri in maniera maleducata, "non è vero me l'ha detto mio cuggggino e voi siete dei giornalai". La cosa più triste è quando i giornalisti stessi si fanno la guerra: alcuni sentendosi forti di avere un elevato numero di followers segnano il territorio in maniera meschina (letto con i miei occhi commenti deplorevoli). Detto cio', almeno per quanto riguarda l'informazione sportiva, a me piacerebbe davvero leggere articoli ben fatti e studiati. E ripeto sono convinta che sia un problema di base economico, per cui chi si avvicina al giornalismo adesso si ritrova a essere pagato una miseria per ciascun articolo quindi si punta più che altro a fare massa. E' poi un circolo vizioso perché le visualizzazioni sono quelle che contano quindi anche chi dovrebbe essere responsabile ed assicurare un minimo di qualità chiude gli occhi e passa avanti. Non vedo una via d'uscita al momento, vista la situazione lavorativa italiana in generale: è una guerra tra poveri. Quindi alla fine non me la sento di colpevolizzare completamente chi scrive, per il momento passo avanti e cerco le informazioni che voglio altrove, ma mi rendo conto che la cultura sportiva italiana non ha possibilità di sviluppo nelle condizioni attuali. Forse un po' off topic come commento, ma insomma ci tenevo a ribadire alcuni concetti.
 
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