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Con ancora negli occhi i Mondiali di nuoto, ho seguito con maggiore attenzione rispetto al recente passato quelli di atletica leggera.

Alcuni "assiomi" che sono ormai di pubblico dominio (e quindi arrivati anche a me) dopo essere stati ripetuti per anni e anni:

1) l'atletica è ormai arrivata, in molte gare, vicino ai limiti umani, e per questo i suoi record (alcuni dei quali, soprattutto in campo femminile e nei lanci, risentono pesantemente del doping di stato degli anni '70 e '80) sono difficilmente migliorabili;

2) l'atletica, nelle sue specialità di corsa, non è più "roba per i bianchi".

Ne discuto alla luce di quanto sta accadendo a questi mondiali

1) A Londra le condizioni meteo non sono certo ideali, ma altro che record..
Ieri ho assistito, con un certo sbigottimento, a clamorose controprestazioni di super-favoriti o addirittura personaggi-copertina dell'atletica, come Van Niekerk entrato con i denti nella finale dei 200sl. E Bragagna e Tilli a spiegare che è dura fare un turno di 200m e poi, il giorno dopo, la finale dei 400m e poi, il giorno dopo ancora, la semifinale dei 200m..
Adesso, io capisco tutto, ma ricordo di avere letto che un certo Michael Johnson dominava i 400m, che si disputavano su 4 turni, e poi i 200m, che si disputavano ancora su 4 turni, mentre nell'anoressica atletica di oggi, i turni sono diventati solo 3 per ogni gara di corsa.
Possibile che sia così difficile recuperare con 24 ore di distanza tra un turno e l'altro??
Veniamo ai 400m femminili. Ok, freddo e pioggia battente, ma la campionessa olimpica Shaune Miller si è letteralmente piantata a 50 metri dalla fine..Non riusciva a sollevare le gambe, roba da maratona non da 400 piani..
E l'altra favorita Felix non era molto più brillante, per cui si è vinto con 49.9..
Possibile che le migliori al mondo incorrano in simili errori di distribuzione??
E che dire dei 10000 femminili in cui la Ayana poteva doppiare tutte e si è preso l'argento con un crono sopra i 31'?

2) L'altro "assioma": "ragazzi bianchi, non fate atletica perchè l'atletica è spietata e premia etnie diverse" (addirittura è stato scritto di fare triathlon, piuttosto.., e poi uno si chiede perchè Gazzetta e Corriere hanno molti meno lettori di un tempo, quando vi scriveva gente come Anghileri, tanto per fare un nome appreso da mio padre)
Sempre pensato che fosse una.. corbelleria, ma non avevo le basi per suffragare la mia impressione.
Cosa è accaduto a Londra? Che gli 800m sono stati vinti dal francese Bosse e i 400hs dal norvegese Warholm, tutti e due bianchi e due che, se devo dirla tutta (soprattutto il francese), non mi appaiono assolutamente fenomeni; ottimi atleti, certo, ma non fenomeni.., come peraltro testimoniano i tempi con cui hanno vinto e i loro primati personali.

E cosa è successo nei 400hs maschili e femminili, fin dalle batterie? Stragi di ostacoli, errori tecnici clamorosi, una finale dei 400hs maschili quasi comica nel..ballo di Samba smile che ha coinvolto uno dei suoi protagonisti.
Un'atletica, insomma, umanissima, per nulla elitaria o tanto meno esclusiva di qualsivoglia razza umana.

Quindi? Quindi, ragazzi "bianchi" ed italiani in particolare, continuate a fare nuoto ovviamente (lo sport più in evoluzione, quello per me più bello ed adatto a vari normotipi, soprattutto nella pratica di base), ma RITORNATE a fare atletica.., sport un tempo davvero regale ed oggi estremamente "umano" nelle sue fragilità, debolezze, errori diffusi.., altrochè sport riservato solo a poche etnie privilegiate..

Con ancora negli occhi i Mondiali di nuoto, ho seguito con maggiore attenzione rispetto al recente passato quelli di atletica leggera. Alcuni "assiomi" che sono ormai di pubblico dominio (e quindi arrivati anche a me) dopo essere stati ripetuti per anni e anni: 1) l'atletica è ormai arrivata, in molte gare, vicino ai limiti umani, e per questo i suoi record (alcuni dei quali, soprattutto in campo femminile e nei lanci, risentono pesantemente del doping di stato degli anni '70 e '80) sono difficilmente migliorabili; 2) l'atletica, nelle sue specialità di corsa, non è più "roba per i bianchi". Ne discuto alla luce di quanto sta accadendo a questi mondiali 1) A Londra le condizioni meteo non sono certo ideali, ma altro che record.. Ieri ho assistito, con un certo sbigottimento, a clamorose controprestazioni di super-favoriti o addirittura personaggi-copertina dell'atletica, come Van Niekerk entrato con i denti nella finale dei 200sl. E Bragagna e Tilli a spiegare che è dura fare un turno di 200m e poi, il giorno dopo, la finale dei 400m e poi, il giorno dopo ancora, la semifinale dei 200m.. Adesso, io capisco tutto, ma ricordo di avere letto che un certo Michael Johnson dominava i 400m, che si disputavano su 4 turni, e poi i 200m, che si disputavano ancora su 4 turni, mentre nell'anoressica atletica di oggi, i turni sono diventati solo 3 per ogni gara di corsa. Possibile che sia così difficile recuperare con 24 ore di distanza tra un turno e l'altro?? Veniamo ai 400m femminili. Ok, freddo e pioggia battente, ma la campionessa olimpica Shaune Miller si è letteralmente piantata a 50 metri dalla fine..Non riusciva a sollevare le gambe, roba da maratona non da 400 piani.. E l'altra favorita Felix non era molto più brillante, per cui si è vinto con 49.9.. Possibile che le migliori al mondo incorrano in simili errori di distribuzione?? E che dire dei 10000 femminili in cui la Ayana poteva doppiare tutte e si è preso l'argento con un crono sopra i 31'? 2) L'altro "assioma": "ragazzi bianchi, non fate atletica perchè l'atletica è spietata e premia etnie diverse" (addirittura è stato scritto di fare triathlon, piuttosto.., e poi uno si chiede perchè Gazzetta e Corriere hanno molti meno lettori di un tempo, quando vi scriveva gente come Anghileri, tanto per fare un nome appreso da mio padre) Sempre pensato che fosse una.. corbelleria, ma non avevo le basi per suffragare la mia impressione. Cosa è accaduto a Londra? Che gli 800m sono stati vinti dal francese Bosse e i 400hs dal norvegese Warholm, tutti e due bianchi e due che, se devo dirla tutta (soprattutto il francese), non mi appaiono assolutamente fenomeni; ottimi atleti, certo, ma non fenomeni.., come peraltro testimoniano i tempi con cui hanno vinto e i loro primati personali. E cosa è successo nei 400hs maschili e femminili, fin dalle batterie? Stragi di ostacoli, errori tecnici clamorosi, una finale dei 400hs maschili quasi comica nel..ballo di Samba :) che ha coinvolto uno dei suoi protagonisti. Un'atletica, insomma, umanissima, per nulla elitaria o tanto meno esclusiva di qualsivoglia razza umana. Quindi? Quindi, ragazzi "bianchi" ed italiani in particolare, continuate a fare nuoto ovviamente (lo sport più in evoluzione, quello per me più bello ed adatto a vari normotipi, soprattutto nella pratica di base), ma RITORNATE a fare atletica.., sport un tempo davvero regale ed oggi estremamente "umano" nelle sue fragilità, debolezze, errori diffusi.., altrochè sport riservato solo a poche etnie privilegiate..
 
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Finora non c'è stata una prestazione a livello assoluto che mi abbia veramente colpito.
Forse solo la Ayana, che ha corso i secondi 5000 in 14'25" (anche per questo stava quasi per doppiare tutte le altre).
C'è stato un bel 10.000 maschile, altre gare appassionanti, come i 1500 femminili, ma cronometricamente nulla di clamoroso. Idem per i concorsi.
Solo per il freddo oppure ulteriore stretta antidoping. Chissà se gli atleti del '96 avrebbero retto al "clima" di Londra 2017.

Sul punto 2) mi pare di ricordare che nel vecchio forum ne parlammo. Se non sbaglio tu pensavi che la spiegazione fosse tutta o quasi nel bisogno di emergere che hanno i popoli poveri, un riscatto sociale che non c'è più per i bianchi o i popoli ricchi.
Io credo che sia 50 e 50.
Da un lato penso che atleti come Mennea, Wariner, Harald Schmid (anche Mori), Coe, Ovett, Cram, ecc...hanno fatto dei tempi che nessun bianco riesce ad avvicinare da una ventina d'anni. E non capisco perché non possano essere ripetuti.
Dall'altro alto osservo le gare e per un atleta bianco (o una) che mi sbalordisce per leggerezza e struttura fisica (Klosterhalfen...che delusione), ce ne sono 10 o 20 neri. Non parlo di tempi, ma proprio di fisico. Gli atleti provenienti dall'africa orientale (quindi mezzofondo) sembrano diversi proprio a occhio nudo, nel modo di correre, nel fisico. Qualcosa c'è.

Finora non c'è stata una prestazione a livello assoluto che mi abbia veramente colpito. Forse solo la Ayana, che ha corso i secondi 5000 in 14'25" (anche per questo stava quasi per doppiare tutte le altre). C'è stato un bel 10.000 maschile, altre gare appassionanti, come i 1500 femminili, ma cronometricamente nulla di clamoroso. Idem per i concorsi. Solo per il freddo oppure ulteriore stretta antidoping. Chissà se gli atleti del '96 avrebbero retto al "clima" di Londra 2017. Sul punto 2) mi pare di ricordare che nel vecchio forum ne parlammo. Se non sbaglio tu pensavi che la spiegazione fosse tutta o quasi nel bisogno di emergere che hanno i popoli poveri, un riscatto sociale che non c'è più per i bianchi o i popoli ricchi. Io credo che sia 50 e 50. Da un lato penso che atleti come Mennea, Wariner, Harald Schmid (anche Mori), Coe, Ovett, Cram, ecc...hanno fatto dei tempi che nessun bianco riesce ad avvicinare da una ventina d'anni. E non capisco perché non possano essere ripetuti. Dall'altro alto osservo le gare e per un atleta bianco (o una) che mi sbalordisce per leggerezza e struttura fisica (Klosterhalfen...che delusione), ce ne sono 10 o 20 neri. Non parlo di tempi, ma proprio di fisico. Gli atleti provenienti dall'africa orientale (quindi mezzofondo) sembrano diversi proprio a occhio nudo, nel modo di correre, nel fisico. Qualcosa c'è.
 
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Io mi limito a dire che trovo abbastanza triste la facilità di naturalizzazione. Qua si parla di vere e proprie campagne acquisti fatte col libretto degli assegni in tasca da parte di certuni paesi. Ok, da italiano forse dovrei tacere, perché anche il nostro paese ne ha saltuariamente giovato, ma qua andiamo sul sitematico, ossia ben oltre al caso sporadico, mi pare.

Io mi limito a dire che trovo abbastanza triste la facilità di naturalizzazione. Qua si parla di vere e proprie campagne acquisti fatte col libretto degli assegni in tasca da parte di certuni paesi. Ok, da italiano forse dovrei tacere, perché anche il nostro paese ne ha saltuariamente giovato, ma qua andiamo sul sitematico, ossia ben oltre al caso sporadico, mi pare.
 
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Sul punto 2) mi pare di ricordare che nel vecchio forum ne parlammo. Se non sbaglio tu pensavi che la spiegazione fosse tutta o quasi nel bisogno di emergere che hanno i popoli poveri, un riscatto sociale che non c'è più per i bianchi o i popoli ricchi.
Io credo che sia 50 e 50.
Da un lato penso che atleti come Mennea, Wariner, Harald Schmid (anche Mori), Coe, Ovett, Cram, ecc...hanno fatto dei tempi che nessun bianco riesce ad avvicinare da una ventina d'anni. E non capisco perché non possano essere ripetuti.
Dall'altro alto osservo le gare e per un atleta bianco (o una) che mi sbalordisce per leggerezza e struttura fisica (Klosterhalfen...che delusione), ce ne sono 10 o 20 neri. Non parlo di tempi, ma proprio di fisico. Gli atleti provenienti dall'africa orientale (quindi mezzofondo) sembrano diversi proprio a occhio nudo, nel modo di correre, nel fisico. Qualcosa c'è.

Preciso meglio.
Non c'è dubbio che le fibre muscolari super-elastiche e la stessa costituzione fisica di molti corridori degli altipiani (kenioti, etiopi) siano favorevolissime per l'atletica. Dico però che è sbagliatissimo il messaggio che è stato fatto passare che non ci possa essere partita per "i bianchi", e quindi tanto vale dedicarsi ad altro .
Quando l'atletica era davvero praticata (diciamo fino agli anni '80), in Europa nascevano, eccome, anche grandi talenti bianchi: nella velocità, negli ostacoli e nello stesso mezzofondo; talenti che secondo me oggi potrebbero competere con i velocisti caraibici (poi, chiaro, un Bolt al meglio non si batte) e i mezzofondisti africani (anche se un Gebre al meglio è quasi impossibile da battere).

Dopo avere scritto il post ho avuto l'occasione di ascoltare l'intervista rilasciata da Donati a Laura Vergani, che mi è stata inviata.

Tutti noi, penso, conosciamo le tesi di Donati, quella che è stata la sua vita di allenatore "anti-sistema".

Su una cosa, penso, siamo tutti d'accordo e cioè sul fatto che l'atletica italiana (europea) ha avuto un drammatico calo di praticanti, e quando c'è una base così ridotta è quasi impossibile trovare i campioni (veri).

>Sul punto 2) mi pare di ricordare che nel vecchio forum ne parlammo. Se non sbaglio tu pensavi che la spiegazione fosse tutta o quasi nel bisogno di emergere che hanno i popoli poveri, un riscatto sociale che non c'è più per i bianchi o i popoli ricchi. >Io credo che sia 50 e 50. >Da un lato penso che atleti come Mennea, Wariner, Harald Schmid (anche Mori), Coe, Ovett, Cram, ecc...hanno fatto dei tempi che nessun bianco riesce ad avvicinare da una ventina d'anni. E non capisco perché non possano essere ripetuti. >Dall'altro alto osservo le gare e per un atleta bianco (o una) che mi sbalordisce per leggerezza e struttura fisica (Klosterhalfen...che delusione), ce ne sono 10 o 20 neri. Non parlo di tempi, ma proprio di fisico. Gli atleti provenienti dall'africa orientale (quindi mezzofondo) sembrano diversi proprio a occhio nudo, nel modo di correre, nel fisico. Qualcosa c'è. Preciso meglio. Non c'è dubbio che le fibre muscolari super-elastiche e la stessa costituzione fisica di molti corridori degli altipiani (kenioti, etiopi) siano favorevolissime per l'atletica. Dico però che è sbagliatissimo il messaggio che è stato fatto passare che non ci possa essere partita per "i bianchi", e quindi tanto vale dedicarsi ad altro . Quando l'atletica era davvero praticata (diciamo fino agli anni '80), in Europa nascevano, eccome, anche grandi talenti bianchi: nella velocità, negli ostacoli e nello stesso mezzofondo; talenti che secondo me oggi potrebbero competere con i velocisti caraibici (poi, chiaro, un Bolt al meglio non si batte) e i mezzofondisti africani (anche se un Gebre al meglio è quasi impossibile da battere). Dopo avere scritto il post ho avuto l'occasione di ascoltare l'intervista rilasciata da Donati a Laura Vergani, che mi è stata inviata. Tutti noi, penso, conosciamo le tesi di Donati, quella che è stata la sua vita di allenatore "anti-sistema". Su una cosa, penso, siamo tutti d'accordo e cioè sul fatto che l'atletica italiana (europea) ha avuto un drammatico calo di praticanti, e quando c'è una base così ridotta è quasi impossibile trovare i campioni (veri).
modificato Aug 10 a 6:39 pm
 
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Nell'atletica italiana si nota spesso quello che da fan del nuoto potremmo definire "effetto settecolli" :gli atleti sembrano inseguire per tutto l'anno il tempo o la misura e poi arrivano scarichi all'appuntamento finale.
E' improponibile per questo sport la pianificazione con doppio picco prestazionale e quindi trials in un periodo precedente alla manifestazione e poi qualifiche chiuse (compreso target number e baggianate simili...al più la federazione internazionale magari dovrebbe rendere un po' più permissivi i limiti)? questo perchè più ancora del nuoto dove il livello medio italiano permette , anche se non sempre, di evitare figure barbine, nell'atletica ciò è inevitabile.

Nell'atletica italiana si nota spesso quello che da fan del nuoto potremmo definire "effetto settecolli" :gli atleti sembrano inseguire per tutto l'anno il tempo o la misura e poi arrivano scarichi all'appuntamento finale. E' improponibile per questo sport la pianificazione con doppio picco prestazionale e quindi trials in un periodo precedente alla manifestazione e poi qualifiche chiuse (compreso target number e baggianate simili...al più la federazione internazionale magari dovrebbe rendere un po' più permissivi i limiti)? questo perchè più ancora del nuoto dove il livello medio italiano permette , anche se non sempre, di evitare figure barbine, nell'atletica ciò è inevitabile.
 
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Nell'atletica italiana si nota spesso quello che da fan del nuoto potremmo definire "effetto settecolli" :gli atleti sembrano inseguire per tutto l'anno il tempo o la misura e poi arrivano scarichi all'appuntamento finale.
E' improponibile per questo sport la pianificazione con doppio picco prestazionale e quindi trials in un periodo precedente alla manifestazione e poi qualifiche chiuse (compreso target number e baggianate simili...al più la federazione internazionale magari dovrebbe rendere un po' più permissivi i limiti)? questo perchè più ancora del nuoto dove il livello medio italiano permette , anche se non sempre, di evitare figure barbine, nell'atletica ciò è inevitabile.

Vero, e pensavo all'effetto-boomerang nel pubblico che ascolta (e che ha in minima parte le nozioni per capire la difficoltà di fare sport agonistico) di tutte le interviste agli atleti italiani dopo le loro gare a questi Mondiali di Londra le cui frasi ricorrenti sono: "mi dispiace di essere andato così male", "non so cosa sia successo perchè alla vigilia mi sentivo bene", "sarà per la prossima volta", "voglio ringraziare quelli che mi sono vicini, a partire dal mio allenatore che sarà deluso come me" etc etc

E chi ascolta, ovviamente, si chiede: "ma possibile che non ce ne sia uno che, non dico sia sorpreso in positivo della sua prestazione (anche fuori dall'Italia a questi Mondiali di atletica sono state poche le prestazioni che hanno stupito in positivo), ma almeno si dica abbastanza soddisfatto"?

Come è possibile che quasi tutti sbaglino gara?

Ci sono stati forse solo Meucci e Tortu che hanno celebrato (il 19enne talento della velocità forse perfino eccessivamente, ma in effetti non ha fatto male al suo primo impegno a livello assoluto, considerato anche l'intoppo dopo il Golden Gala) la loro prestazione a questi Mondiali; per tutti gli altri un florilegio di.. tristezze assortite.

Ma questo è pessimo per l'immagine dell'atletica presso il grande pubblico (e i genitori dei ragazzini che dovrebbero provarla), perchè appare uno sport sempre più difficile, magari riservato a pochi fortunati dal punto di vista genetico (lasciamo perdere i casi delle ottocentiste con livelli maschili di testosterone, che per me è assurdo che gareggino con chi ha livelli femminili di testosterone)., in breve: da evitare.

E il problema principale di queste prestazioni deludenti è proprio quello che tu rilevi, e cioè che per il 95% degli atleti italiani l'obiettivo è arrivare ai Mondiali o alle Olimpiadi, non dare il massimo lì.
Per cui, in tutti i mesi precedenti il grande evento, fino a quando è aperta la finestra utile per qualificarsi, si rincorre ossessivamente il tempo-limite o almeno il target-number (tutte cose che non esistevano quando l'atletica era uno sport largamente praticato nel mondo, non solo in Italia) consumando ogni energia fisica e nervosa.

Ma questo si inserisce in un discorso più generale, e cioè che il livello dell'atletica italiana è veramente basso in un contesto dell'atletica mondiale, come ho già scritto più volte, che per me non brilla certo per un livello medio elevato.

Ed è così basso perchè troppo pochi fanno atletica e chi ha talento per correre e saltare si rifugia in altri sport o non fa proprio sport.

Guardando alla categoria juniores , qualche talento pare esservi. Si perderà per strada come è accaduto a tanti (troppi)?
Per chi si ricorda l'esplosività, il dinamismo della Trost a 17 anni, vedere i suoi salti spenti, senza energia di quest'anno è tristissimo (troppo facile il gioco di parole con il suo nome).

Come ho detto, ho ascoltato ieri l'intervista a Donati. Lungi da me dare tutte le ragioni da una parte e i torti dall'altra, ma certe sue affermazioni fanno molto riflettere.

Donati sperava molto nel fatto che Stefano Mei diventasse presidente federale, per una vera svolta nell'atletica italiana.
Magari credere che un uomo solo possa cambiare uno stato di crisi profondo è illusorio, ma di sicuro nell'atletica italiana bisogna rimuovere molte incrostazioni stratificate nel corso degli anni.
E restituire un po' di entusiasmo e fare un'operazione-verità laddove serve farla.

>Nell'atletica italiana si nota spesso quello che da fan del nuoto potremmo definire "effetto settecolli" :gli atleti sembrano inseguire per tutto l'anno il tempo o la misura e poi arrivano scarichi all'appuntamento finale. >E' improponibile per questo sport la pianificazione con doppio picco prestazionale e quindi trials in un periodo precedente alla manifestazione e poi qualifiche chiuse (compreso target number e baggianate simili...al più la federazione internazionale magari dovrebbe rendere un po' più permissivi i limiti)? questo perchè più ancora del nuoto dove il livello medio italiano permette , anche se non sempre, di evitare figure barbine, nell'atletica ciò è inevitabile. Vero, e pensavo all'effetto-boomerang nel pubblico che ascolta (e che ha in minima parte le nozioni per capire la difficoltà di fare sport agonistico) di tutte le interviste agli atleti italiani dopo le loro gare a questi Mondiali di Londra le cui frasi ricorrenti sono: "mi dispiace di essere andato così male", "non so cosa sia successo perchè alla vigilia mi sentivo bene", "sarà per la prossima volta", "voglio ringraziare quelli che mi sono vicini, a partire dal mio allenatore che sarà deluso come me" etc etc E chi ascolta, ovviamente, si chiede: "ma possibile che non ce ne sia uno che, non dico sia sorpreso in positivo della sua prestazione (anche fuori dall'Italia a questi Mondiali di atletica sono state poche le prestazioni che hanno stupito in positivo), ma almeno si dica abbastanza soddisfatto"? Come è possibile che quasi tutti sbaglino gara? Ci sono stati forse solo Meucci e Tortu che hanno celebrato (il 19enne talento della velocità forse perfino eccessivamente, ma in effetti non ha fatto male al suo primo impegno a livello assoluto, considerato anche l'intoppo dopo il Golden Gala) la loro prestazione a questi Mondiali; per tutti gli altri un florilegio di.. tristezze assortite. Ma questo è pessimo per l'immagine dell'atletica presso il grande pubblico (e i genitori dei ragazzini che dovrebbero provarla), perchè appare uno sport sempre più difficile, magari riservato a pochi fortunati dal punto di vista genetico (lasciamo perdere i casi delle ottocentiste con livelli maschili di testosterone, che per me è assurdo che gareggino con chi ha livelli femminili di testosterone)., in breve: da evitare. E il problema principale di queste prestazioni deludenti è proprio quello che tu rilevi, e cioè che per il 95% degli atleti italiani l'obiettivo è arrivare ai Mondiali o alle Olimpiadi, non dare il massimo lì. Per cui, in tutti i mesi precedenti il grande evento, fino a quando è aperta la finestra utile per qualificarsi, si rincorre ossessivamente il tempo-limite o almeno il target-number (tutte cose che non esistevano quando l'atletica era uno sport largamente praticato nel mondo, non solo in Italia) consumando ogni energia fisica e nervosa. Ma questo si inserisce in un discorso più generale, e cioè che il livello dell'atletica italiana è veramente basso in un contesto dell'atletica mondiale, come ho già scritto più volte, che per me non brilla certo per un livello medio elevato. Ed è così basso perchè troppo pochi fanno atletica e chi ha talento per correre e saltare si rifugia in altri sport o non fa proprio sport. Guardando alla categoria juniores , qualche talento pare esservi. Si perderà per strada come è accaduto a tanti (troppi)? Per chi si ricorda l'esplosività, il dinamismo della Trost a 17 anni, vedere i suoi salti spenti, senza energia di quest'anno è tristissimo (troppo facile il gioco di parole con il suo nome). Come ho detto, ho ascoltato ieri l'intervista a Donati. Lungi da me dare tutte le ragioni da una parte e i torti dall'altra, ma certe sue affermazioni fanno molto riflettere. Donati sperava molto nel fatto che Stefano Mei diventasse presidente federale, per una vera svolta nell'atletica italiana. Magari credere che un uomo solo possa cambiare uno stato di crisi profondo è illusorio, ma di sicuro nell'atletica italiana bisogna rimuovere molte incrostazioni stratificate nel corso degli anni. E restituire un po' di entusiasmo e fare un'operazione-verità laddove serve farla.
modificato Aug 11 a 10:11 am
 
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tra l'altro, sono andato adesso a spulciare medagliere e placing table, e la tanto decantata, da Bragagna in primis, planetarietà dell'atletica come causa di difficoltà di ben figurare dell'Italia rispetto agli altri sport (ma soprattutto il nuoto che è il concorrente diretto come sport olimpici principali) viene un po' meno.

A livello di medagliere c'è una maggiore differenza, in quanto nell'atletica sono andati a medaglia, a due giorni dalla conclusione, 35 nazioni contro le 22 dei mondiali di nuoto; nella placing table invece siamo a un risicatissimo vantaggio di 51 a 49.

Ammesso che ci saranno piccole variazioni negli ultimi due giorni non mi sembrano numeri tali da dare significatività statistica alla tesi dei difensori di un quadro che se non sarà salvato dalla marcia sarà davvero il più deprimente di sempre.

tra l'altro, sono andato adesso a spulciare medagliere e placing table, e la tanto decantata, da Bragagna in primis, planetarietà dell'atletica come causa di difficoltà di ben figurare dell'Italia rispetto agli altri sport (ma soprattutto il nuoto che è il concorrente diretto come sport olimpici principali) viene un po' meno. A livello di medagliere c'è una maggiore differenza, in quanto nell'atletica sono andati a medaglia, a due giorni dalla conclusione, 35 nazioni contro le 22 dei mondiali di nuoto; nella placing table invece siamo a un risicatissimo vantaggio di 51 a 49. Ammesso che ci saranno piccole variazioni negli ultimi due giorni non mi sembrano numeri tali da dare significatività statistica alla tesi dei difensori di un quadro che se non sarà salvato dalla marcia sarà davvero il più deprimente di sempre.
 
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tra l'altro, sono andato adesso a spulciare medagliere e placing table, e la tanto decantata, da Bragagna in primis, planetarietà dell'atletica come causa di difficoltà di ben figurare dell'Italia rispetto agli altri sport (ma soprattutto il nuoto che è il concorrente diretto come sport olimpici principali) viene un po' meno.

A livello di medagliere c'è una maggiore differenza, in quanto nell'atletica sono andati a medaglia, a due giorni dalla conclusione, 35 nazioni contro le 22 dei mondiali di nuoto; nella placing table invece siamo a un risicatissimo vantaggio di 51 a 49.

Ammesso che ci saranno piccole variazioni negli ultimi due giorni non mi sembrano numeri tali da dare significatività statistica alla tesi dei difensori di un quadro che se non sarà salvato dalla marcia sarà davvero il più deprimente di sempre.

Vero, e aggiungo che nel nuoto la presenza degli Usa è quasi "asfissiante", mentre nell'atletica lo è decisamente meno da diversi anni (già detto di come i trials più seguiti negli Usa siano diventati, dal 2008, quelli di nuoto, rispecchiando un trend in costante crescita per il nuoto e decrescita per l'atletica).

Ho assistito nella pausa pranzo alla "vicenda Tamberi".

Io capisco che le persone, e anche i grandi atleti come Tamberi sono persone, abbiano una maggiore o minore capacità di controllare le proprie emozioni, ed a molti osservatori e a parte del pubblico televisivo piace vedere il campione esternare quello che prova.

Per me, però, lo sport deve restare in prevalenza gioia, anche quando gli obiettivi per cui ci si è duramente allenati non vengono raggiunti e la delusione sia inevitabilmente grande. La sconfitta fa parte dell'educazione sportiva.

E, in ogni caso, vedere questi pianti dirotti mi fa pensare ai veri drammi della vita, che non sono una finale mondiale dell'alto mancata.

>tra l'altro, sono andato adesso a spulciare medagliere e placing table, e la tanto decantata, da Bragagna in primis, planetarietà dell'atletica come causa di difficoltà di ben figurare dell'Italia rispetto agli altri sport (ma soprattutto il nuoto che è il concorrente diretto come sport olimpici principali) viene un po' meno. >A livello di medagliere c'è una maggiore differenza, in quanto nell'atletica sono andati a medaglia, a due giorni dalla conclusione, 35 nazioni contro le 22 dei mondiali di nuoto; nella placing table invece siamo a un risicatissimo vantaggio di 51 a 49. >Ammesso che ci saranno piccole variazioni negli ultimi due giorni non mi sembrano numeri tali da dare significatività statistica alla tesi dei difensori di un quadro che se non sarà salvato dalla marcia sarà davvero il più deprimente di sempre. Vero, e aggiungo che nel nuoto la presenza degli Usa è quasi "asfissiante", mentre nell'atletica lo è decisamente meno da diversi anni (già detto di come i trials più seguiti negli Usa siano diventati, dal 2008, quelli di nuoto, rispecchiando un trend in costante crescita per il nuoto e decrescita per l'atletica). Ho assistito nella pausa pranzo alla "vicenda Tamberi". Io capisco che le persone, e anche i grandi atleti come Tamberi sono persone, abbiano una maggiore o minore capacità di controllare le proprie emozioni, ed a molti osservatori e a parte del pubblico televisivo piace vedere il campione esternare quello che prova. Per me, però, lo sport deve restare in prevalenza gioia, anche quando gli obiettivi per cui ci si è duramente allenati non vengono raggiunti e la delusione sia inevitabilmente grande. La sconfitta fa parte dell'educazione sportiva. E, in ogni caso, vedere questi pianti dirotti mi fa pensare ai veri drammi della vita, che non sono una finale mondiale dell'alto mancata.
 
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Vero, e aggiungo che nel nuoto la presenza degli Usa è quasi "asfissiante", mentre nell'atletica lo è decisamente meno da diversi anni (già detto di come i trials più seguiti negli Usa siano diventati, dal 2008, quelli di nuoto, rispecchiando un trend in costante crescita per il nuoto e decrescita per l'atletica).

Ho assistito nella pausa pranzo alla "vicenda Tamberi".

Io capisco che le persone, e anche i grandi atleti come Tamberi sono persone, abbiano una maggiore o minore capacità di controllare le proprie emozioni, ed a molti osservatori e a parte del pubblico televisivo piace vedere il campione esternare quello che prova.

Per me, però, lo sport deve restare in prevalenza gioia, anche quando gli obiettivi per cui ci si è duramente allenati non vengono raggiunti e la delusione sia inevitabilmente grande. La sconfitta fa parte dell'educazione sportiva.

E, in ogni caso, vedere questi pianti dirotti mi fa pensare ai veri drammi della vita, che non sono una finale mondiale dell'alto mancata.

Lo psicodramma di Tamberi era più o meno prevedibile considerato il personaggio sopra le righe; forse forse lo apprezzo di più rispetto a chi dice "va bene lo stesso" sorrisone e via.
Trovo invece sempre più deprimenti, e so di essere ripetitivo, gli idioti (e sonoin proporzione il 95% degli utenti) che commentano sui siti e social delle testate sportive, godendo delle sconfitte di un ragazzo che si è fatto il culo tutto l'anno. Non riuscirò mai a tollerarli.

>Vero, e aggiungo che nel nuoto la presenza degli Usa è quasi "asfissiante", mentre nell'atletica lo è decisamente meno da diversi anni (già detto di come i trials più seguiti negli Usa siano diventati, dal 2008, quelli di nuoto, rispecchiando un trend in costante crescita per il nuoto e decrescita per l'atletica). >Ho assistito nella pausa pranzo alla "vicenda Tamberi". >Io capisco che le persone, e anche i grandi atleti come Tamberi sono persone, abbiano una maggiore o minore capacità di controllare le proprie emozioni, ed a molti osservatori e a parte del pubblico televisivo piace vedere il campione esternare quello che prova. >Per me, però, lo sport deve restare in prevalenza gioia, anche quando gli obiettivi per cui ci si è duramente allenati non vengono raggiunti e la delusione sia inevitabilmente grande. La sconfitta fa parte dell'educazione sportiva. >E, in ogni caso, vedere questi pianti dirotti mi fa pensare ai veri drammi della vita, che non sono una finale mondiale dell'alto mancata. Lo psicodramma di Tamberi era più o meno prevedibile considerato il personaggio sopra le righe; forse forse lo apprezzo di più rispetto a chi dice "va bene lo stesso" sorrisone e via. Trovo invece sempre più deprimenti, e so di essere ripetitivo, gli idioti (e sonoin proporzione il 95% degli utenti) che commentano sui siti e social delle testate sportive, godendo delle sconfitte di un ragazzo che si è fatto il culo tutto l'anno. Non riuscirò mai a tollerarli.
 
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Lo psicodramma di Tamberi era più o meno prevedibile considerato il personaggio sopra le righe; forse forse lo apprezzo di più rispetto a chi dice "va bene lo stesso" sorrisone e via.
Trovo invece sempre più deprimenti, e so di essere ripetitivo, gli idioti (e sonoin proporzione il 95% degli utenti) che commentano sui siti e social delle testate sportive, godendo delle sconfitte di un ragazzo che si è fatto il culo tutto l'anno. Non riuscirò mai a tollerarli.

Beh, ma molti commenti sui siti sportivi sono semplicemente inqualificabili (per usare un eufemismo).
E' il problema di Internet, che ha concesso a tutti di sfogare le proprie frustrazioni, invidie etc, e alcuni lo fanno spesso con pure e semplici offese.
Di attinente allo sport in tutto ciò non c'è nulla.

Visto che, a questi Mondiali di atletica, la fattispecie ampiamente dominante tra gli intervistati è la "triste-piangente", mi ero dimenticato di quella che avevamo visto, ad esempio, a Rio anche tra alcuni nuotatori italiani eliminati in batteria con prestazioni molto lontane dal personale stagionale: la fattispecie: "sono già contento di essere qui, non importa come sono andato".
Sì, anche questa non è il massimo smile .

Comunque, indipendentemente dai commenti dopo la gara, anche se sarebbe bello vedere più protagonisti con la serena lucidità di uno Scozzoli, ad esempio, quello che importa è la prestazione sportiva in gara.

Tamberi oggi non ha saltato male, considerato l'incidente subito prima di Rio e il difficile recupero.

Spiace che non trovi quel minimo di tranquillità per analizzare più serenamente la sua gara, anche per non dare luogo a quei commenti idioti a cui facevi cenno.

E poi, ripeto, io vorrei che lo sport trasmettesse gioia (che non significa disimpegno o menefreghismo, anzi): di drammi veri ce ne sono già fin troppi.

>Lo psicodramma di Tamberi era più o meno prevedibile considerato il personaggio sopra le righe; forse forse lo apprezzo di più rispetto a chi dice "va bene lo stesso" sorrisone e via. >Trovo invece sempre più deprimenti, e so di essere ripetitivo, gli idioti (e sonoin proporzione il 95% degli utenti) che commentano sui siti e social delle testate sportive, godendo delle sconfitte di un ragazzo che si è fatto il culo tutto l'anno. Non riuscirò mai a tollerarli. Beh, ma molti commenti sui siti sportivi sono semplicemente inqualificabili (per usare un eufemismo). E' il problema di Internet, che ha concesso a tutti di sfogare le proprie frustrazioni, invidie etc, e alcuni lo fanno spesso con pure e semplici offese. Di attinente allo sport in tutto ciò non c'è nulla. Visto che, a questi Mondiali di atletica, la fattispecie ampiamente dominante tra gli intervistati è la "triste-piangente", mi ero dimenticato di quella che avevamo visto, ad esempio, a Rio anche tra alcuni nuotatori italiani eliminati in batteria con prestazioni molto lontane dal personale stagionale: la fattispecie: "sono già contento di essere qui, non importa come sono andato". Sì, anche questa non è il massimo :) . Comunque, indipendentemente dai commenti dopo la gara, anche se sarebbe bello vedere più protagonisti con la serena lucidità di uno Scozzoli, ad esempio, quello che importa è la prestazione sportiva in gara. Tamberi oggi non ha saltato male, considerato l'incidente subito prima di Rio e il difficile recupero. Spiace che non trovi quel minimo di tranquillità per analizzare più serenamente la sua gara, anche per non dare luogo a quei commenti idioti a cui facevi cenno. E poi, ripeto, io vorrei che lo sport trasmettesse gioia (che non significa disimpegno o menefreghismo, anzi): di drammi veri ce ne sono già fin troppi.
modificato Aug 11 a 6:51 pm
 
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Nell'atletica italiana si nota spesso quello che da fan del nuoto potremmo definire "effetto settecolli" :gli atleti sembrano inseguire per tutto l'anno il tempo o la misura e poi arrivano scarichi all'appuntamento finale.

La squadra azzurra presentata dalla Fidal ai Mondiali di Londra era inutilmente numerosa, tra l'altro con diversi atleti senza il minimo ma ripescati perchè il regolamento internazionale consentiva di farlo. L'atletica leggera nel nostro paese sconta una difficile fase storica, a causa soprattutto della contrazione nel numero dei praticanti. Una base troppo ristretta non consente di produrre buoni atleti e successivamente dei campioni. Galleggiamo grazie alla marcia (ma la concorrenza inizia a farsi feroce anche qui) e alla maratona (dove le gare di Campionato sono disertate da molti dei più forti). Comunque qualche segnale di ripresa inizia a materializzarsi dai settori giovanili grazie soprattutto ai figli degli immigrati.

>Nell'atletica italiana si nota spesso quello che da fan del nuoto potremmo definire "effetto settecolli" :gli atleti sembrano inseguire per tutto l'anno il tempo o la misura e poi arrivano scarichi all'appuntamento finale. La squadra azzurra presentata dalla Fidal ai Mondiali di Londra era inutilmente numerosa, tra l'altro con diversi atleti senza il minimo ma ripescati perchè il regolamento internazionale consentiva di farlo. L'atletica leggera nel nostro paese sconta una difficile fase storica, a causa soprattutto della contrazione nel numero dei praticanti. Una base troppo ristretta non consente di produrre buoni atleti e successivamente dei campioni. Galleggiamo grazie alla marcia (ma la concorrenza inizia a farsi feroce anche qui) e alla maratona (dove le gare di Campionato sono disertate da molti dei più forti). Comunque qualche segnale di ripresa inizia a materializzarsi dai settori giovanili grazie soprattutto ai figli degli immigrati.
 
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Ho letto su internet che dopo la Grenot, anche Ponchio ha sproloquiato sullo stato dell'arte dell'atletica italiana, mostrando grande ottimismo, dicendo che l'atletica è lo sport più praticato dopo il calcio/volley dai figli di immigrati e che la federazione stia facendo un grande lavoro per ottenere la gallina domani e non l'uovo oggi. Purtroppo non sono riuscito a reperire cosa abbia effettivamente detto. Sapreste darmi lumi?

Ho letto su internet che dopo la Grenot, anche Ponchio ha sproloquiato sullo stato dell'arte dell'atletica italiana, mostrando grande ottimismo, dicendo che l'atletica è lo sport più praticato dopo il calcio/volley dai figli di immigrati e che la federazione stia facendo un grande lavoro per ottenere la gallina domani e non l'uovo oggi. Purtroppo non sono riuscito a reperire cosa abbia effettivamente detto. Sapreste darmi lumi?
 
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Nell'atletica italiana si nota spesso quello che da fan del nuoto potremmo definire "effetto settecolli" :gli atleti sembrano inseguire per tutto l'anno il tempo o la misura e poi arrivano scarichi all'appuntamento finale.

La squadra azzurra presentata dalla Fidal ai Mondiali di Londra era inutilmente numerosa, tra l'altro con diversi atleti senza il minimo ma ripescati perchè il regolamento internazionale consentiva di farlo. L'atletica leggera nel nostro paese sconta una difficile fase storica, a causa soprattutto della contrazione nel numero dei praticanti. Una base troppo ristretta non consente di produrre buoni atleti e successivamente dei campioni. Galleggiamo grazie alla marcia (ma la concorrenza inizia a farsi feroce anche qui) e alla maratona (dove le gare di Campionato sono disertate da molti dei più forti). Comunque qualche segnale di ripresa inizia a materializzarsi dai settori giovanili grazie soprattutto ai figli degli immigrati.

A una giornata dalla fine siamo attaccati disperatamente alla marcia "salvifica" (che, peraltro, vari allenatori di atletica fanno fatica a considerare..atletica, e di sicuro non è "track and field", cioè come viene chiamata in inglese l'atletica).
Concluderemo questi Mondiali senza atleti tra i primi 8 nelle prove di "track and field", e siamo solo al 51° posto nella classifica a punti grazie al sesto posto di Meucci nella maratona. Addirittura solo al 26° posto tra i Paesi Europei...

Quasi agli antipodi dei Mondiali di nuoto, dove l'Italia è finita sesta nel medagliere.

Il paradosso è che tutto ciò avviene quando tra gli juniores dell'atletica c'è più di qualche segnale di ripresa e non solo grazie ai figli degli immigrati (che comunque hanno portato nuova linfa, è indubbio). A parte Tortu, sia Scotti che Sibilio per me sono parecchio promettenti, e lo sono in specialità "classiche" come i 400 piani e ad ostacoli.

Però il problema è sempre quello: come avverrà la crescita di questi ragazzi e il loro inserimento nell'atletica dei grandi? Anche loro si perderanno, per infortuni o altro, come accaduto a troppi in passato?
Si è fatta una seria analisi di quanto accaduto negli scorsi anni?
Pare di no.

In generale.

Dovevano essere i Mondiali dell'addio trionfale di Bolt (per il quale Bragagna, ridicolmente e puerilmente, continua a parlare di atleta più grande di tutti i tempi e di tutti gli sport, come se una simile classifica potesse essere fatta). Sappiamo come è finita.

Dovevano essere i Mondiali della consacrazione di Van Niekerk come "erede di Bolt" . Anche qui, missione fallita, perchè Van Niekerk ha mostrato parecchie fragilità non vincendo un 200m decisamente accessibile.

Sono stati i Mondiali in cui il vero vincitore è stato il pubblico, numerosissimo ed entusiasta per l'atletica (vera similitudine con i Mondiali di Budapest e l'entusiasmo ungherese per il nuoto).

Sono stati i Mondiali delle sorprese e della"riscossa dei bianchi".
Ho anticipato da tempo su questo forum un tema, quello della possibilità degli atleti bianchi di vincere ancora in pista, che ora vedo fatto proprio da tanti. Atleti bianchi hanno vinto 200m maschili e femminili, 800m maschili, 400 hs maschili, 100 hs femminili, 3000 st femminili.
Sorprese ce ne sono state in tante gare, con errori abbastanza clamorosi nella condotta di gara (Shaune Miller nei 400m, ma tanti altri) che mi hanno lasciato sgomento, considerato che stiamo parlando dell'atletica al massimo livello.

Sono stati anche i Mondiali dei giudici, che - con una decisione ampiamente opinabile - hanno "tolto" una sicura medaglia (magari d'oro) alla serba Ivana Spanovic che ha perso il dorsale in volo.

Il futuro dell'atletica? Abbastanza nebuloso considerato come tanti (non solo Bragagna e Tilli) fossero attaccati a Bolt come alla coperta di Linus del movimento, mentre il nuoto è già ampiamente oltre Phelps o Lochte o chicchessia.
Trovo che anche questo sia un segnale di molta maggiore maturità e solidità del nuoto, che non ha bisogno del personaggio-simbolo, l'idolo delle masse, il totem da dare in pasto ai media.

Il finale non è stato cinematografico perchè la realtà - mi dispiace Bragagna, mi dispiace Tilli - non è un film.

>>Nell'atletica italiana si nota spesso quello che da fan del nuoto potremmo definire "effetto settecolli" :gli atleti sembrano inseguire per tutto l'anno il tempo o la misura e poi arrivano scarichi all'appuntamento finale. >La squadra azzurra presentata dalla Fidal ai Mondiali di Londra era inutilmente numerosa, tra l'altro con diversi atleti senza il minimo ma ripescati perchè il regolamento internazionale consentiva di farlo. L'atletica leggera nel nostro paese sconta una difficile fase storica, a causa soprattutto della contrazione nel numero dei praticanti. Una base troppo ristretta non consente di produrre buoni atleti e successivamente dei campioni. Galleggiamo grazie alla marcia (ma la concorrenza inizia a farsi feroce anche qui) e alla maratona (dove le gare di Campionato sono disertate da molti dei più forti). Comunque qualche segnale di ripresa inizia a materializzarsi dai settori giovanili grazie soprattutto ai figli degli immigrati. A una giornata dalla fine siamo attaccati disperatamente alla marcia "salvifica" (che, peraltro, vari allenatori di atletica fanno fatica a considerare..atletica, e di sicuro non è "track and field", cioè come viene chiamata in inglese l'atletica). Concluderemo questi Mondiali senza atleti tra i primi 8 nelle prove di "track and field", e siamo solo al 51° posto nella classifica a punti grazie al sesto posto di Meucci nella maratona. Addirittura solo al 26° posto tra i Paesi Europei... Quasi agli antipodi dei Mondiali di nuoto, dove l'Italia è finita sesta nel medagliere. Il paradosso è che tutto ciò avviene quando tra gli juniores dell'atletica c'è più di qualche segnale di ripresa e non solo grazie ai figli degli immigrati (che comunque hanno portato nuova linfa, è indubbio). A parte Tortu, sia Scotti che Sibilio per me sono parecchio promettenti, e lo sono in specialità "classiche" come i 400 piani e ad ostacoli. Però il problema è sempre quello: come avverrà la crescita di questi ragazzi e il loro inserimento nell'atletica dei grandi? Anche loro si perderanno, per infortuni o altro, come accaduto a troppi in passato? Si è fatta una seria analisi di quanto accaduto negli scorsi anni? Pare di no. In generale. Dovevano essere i Mondiali dell'addio trionfale di Bolt (per il quale Bragagna, ridicolmente e puerilmente, continua a parlare di atleta più grande di tutti i tempi e di tutti gli sport, come se una simile classifica potesse essere fatta). Sappiamo come è finita. Dovevano essere i Mondiali della consacrazione di Van Niekerk come "erede di Bolt" . Anche qui, missione fallita, perchè Van Niekerk ha mostrato parecchie fragilità non vincendo un 200m decisamente accessibile. Sono stati i Mondiali in cui il vero vincitore è stato il pubblico, numerosissimo ed entusiasta per l'atletica (vera similitudine con i Mondiali di Budapest e l'entusiasmo ungherese per il nuoto). Sono stati i Mondiali delle sorprese e della"riscossa dei bianchi". Ho anticipato da tempo su questo forum un tema, quello della possibilità degli atleti bianchi di vincere ancora in pista, che ora vedo fatto proprio da tanti. Atleti bianchi hanno vinto 200m maschili e femminili, 800m maschili, 400 hs maschili, 100 hs femminili, 3000 st femminili. Sorprese ce ne sono state in tante gare, con errori abbastanza clamorosi nella condotta di gara (Shaune Miller nei 400m, ma tanti altri) che mi hanno lasciato sgomento, considerato che stiamo parlando dell'atletica al massimo livello. Sono stati anche i Mondiali dei giudici, che - con una decisione ampiamente opinabile - hanno "tolto" una sicura medaglia (magari d'oro) alla serba Ivana Spanovic che ha perso il dorsale in volo. Il futuro dell'atletica? Abbastanza nebuloso considerato come tanti (non solo Bragagna e Tilli) fossero attaccati a Bolt come alla coperta di Linus del movimento, mentre il nuoto è già ampiamente oltre Phelps o Lochte o chicchessia. Trovo che anche questo sia un segnale di molta maggiore maturità e solidità del nuoto, che non ha bisogno del personaggio-simbolo, l'idolo delle masse, il totem da dare in pasto ai media. Il finale non è stato cinematografico perchè la realtà - mi dispiace Bragagna, mi dispiace Tilli - non è un film.
modificato Aug 13 a 10:17 am
 
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e arriva la medaglia che non salva di certo la nostra spedizione ma dà una grande soddisfazione
palmisano dopo il quinto deol 2015 e il quarto del 2016 arriva terza 1.26.36 personale migliorato di più di un minuto
brutta però la scena a pochi metri dal traguardo con la cinese liu fermata per squalifica

e arriva la medaglia che non salva di certo la nostra spedizione ma dà una grande soddisfazione palmisano dopo il quinto deol 2015 e il quarto del 2016 arriva terza 1.26.36 personale migliorato di più di un minuto brutta però la scena a pochi metri dal traguardo con la cinese liu fermata per squalifica
 
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Ho letto su internet che dopo la Grenot, anche Ponchio ha sproloquiato sullo stato dell'arte dell'atletica italiana, mostrando grande ottimismo, dicendo che l'atletica è lo sport più praticato dopo il calcio/volley dai figli di immigrati e che la federazione stia facendo un grande lavoro per ottenere la gallina domani e non l'uovo oggi. Purtroppo non sono riuscito a reperire cosa abbia effettivamente detto. Sapreste darmi lumi?

Per farla breve, la mia impressione è che Ponchio sia nella posizione dell'oste a cui si chiede se il vino che vende è buono...
Non ricoprirà più incarichi federali, ma continua ad essere parte integrante di quel sistema, e lo difende con quegli argomenti che conosciamo a memoria e che - purtroppo - il telecronista della tv pubblica, Bragagna, ha avvalorato per anni.

Qual è la principale tesi di Ponchio-Bragagna e tutti coloro che hanno commentato l'atletica sulla Tv pubblica da quando la seguo (circa 20 anni)? Che l'atletica è di gran lunga lo sport più praticato al mondo e, in particolare, quello in cui è nettamente più difficile vincere medaglie ad Olimpiadi e Mondiali.

E, quindi, anche un semplice turno di qualificazione superato da un/una atleta italiano/a diventa un grande risultato, e una finale un'impresa quasi memorabile.

Peccato che tutto questo sia ampiamente opinabile, basta vedere anche diversi risultati di questi Mondiali (ieri, ad esempio, si è vinto l'argento della 4x400 femminile con 3.25.00, un crono che di stratosferico non ha proprio nulla), così come valutare con oggettività quanto visto nell'atletica mondiale negli ultimi 15 anni.

Ho letto che a consuntivo dei Mondiali il presidente Fidal Giomi è stato un po' "maltrattato" anche da Bragagna.
Non ho visto nulla perchè, dopo 10 giorni di commenti di Bragagna e Ponchio, con i pochi intermezzi di Tilli - anche questi spesso fuori registro - il mio limite di saturazione era stato ampiamente raggiunto (devo rivalutare Fioravanti, ma soprattutto Sacchi) e, quindi, terminate le gare ho spento convintamente la tv.

A me sembra che ci sia molto, ma proprio molto, da rivedere nell'atletica, partendo da un'operazione-verità sui tanti errori del passato ed eliminando comode tesi-autoassolutorie come quella di cui ho parlato sopra.

In realtà i praticanti nell'atletica-leggera sono ancora troppo pochi, rispetto all'importanza di una disciplina che dovrebbe essere di base per tante (calcio, rugby, basket, pallavolo etc), come poi avveniva un tempo.

Qualche segnale positivo tra i giovani c'è, ma sentire un Ponchio che si vanta del grande lavoro che la federazione sta facendo per il domani mi preoccupa molto, visto che da decenni ormai, il domani dell'atletica italiana non è mai diventato oggi.

Perchè? Eh.., ma cosa pretendete.., l'atletica è uno sport troppo difficile e competitivo in giro per il mondo.

>Ho letto su internet che dopo la Grenot, anche Ponchio ha sproloquiato sullo stato dell'arte dell'atletica italiana, mostrando grande ottimismo, dicendo che l'atletica è lo sport più praticato dopo il calcio/volley dai figli di immigrati e che la federazione stia facendo un grande lavoro per ottenere la gallina domani e non l'uovo oggi. Purtroppo non sono riuscito a reperire cosa abbia effettivamente detto. Sapreste darmi lumi? Per farla breve, la mia impressione è che Ponchio sia nella posizione dell'oste a cui si chiede se il vino che vende è buono... Non ricoprirà più incarichi federali, ma continua ad essere parte integrante di quel sistema, e lo difende con quegli argomenti che conosciamo a memoria e che - purtroppo - il telecronista della tv pubblica, Bragagna, ha avvalorato per anni. Qual è la principale tesi di Ponchio-Bragagna e tutti coloro che hanno commentato l'atletica sulla Tv pubblica da quando la seguo (circa 20 anni)? Che l'atletica è di gran lunga lo sport più praticato al mondo e, in particolare, quello in cui è nettamente più difficile vincere medaglie ad Olimpiadi e Mondiali. E, quindi, anche un semplice turno di qualificazione superato da un/una atleta italiano/a diventa un grande risultato, e una finale un'impresa quasi memorabile. Peccato che tutto questo sia ampiamente opinabile, basta vedere anche diversi risultati di questi Mondiali (ieri, ad esempio, si è vinto l'argento della 4x400 femminile con 3.25.00, un crono che di stratosferico non ha proprio nulla), così come valutare con oggettività quanto visto nell'atletica mondiale negli ultimi 15 anni. Ho letto che a consuntivo dei Mondiali il presidente Fidal Giomi è stato un po' "maltrattato" anche da Bragagna. Non ho visto nulla perchè, dopo 10 giorni di commenti di Bragagna e Ponchio, con i pochi intermezzi di Tilli - anche questi spesso fuori registro - il mio limite di saturazione era stato ampiamente raggiunto (devo rivalutare Fioravanti, ma soprattutto Sacchi) e, quindi, terminate le gare ho spento convintamente la tv. A me sembra che ci sia molto, ma proprio molto, da rivedere nell'atletica, partendo da un'operazione-verità sui tanti errori del passato ed eliminando comode tesi-autoassolutorie come quella di cui ho parlato sopra. In realtà i praticanti nell'atletica-leggera sono ancora troppo pochi, rispetto all'importanza di una disciplina che dovrebbe essere di base per tante (calcio, rugby, basket, pallavolo etc), come poi avveniva un tempo. Qualche segnale positivo tra i giovani c'è, ma sentire un Ponchio che si vanta del grande lavoro che la federazione sta facendo per il domani mi preoccupa molto, visto che da decenni ormai, il domani dell'atletica italiana non è mai diventato oggi. Perchè? Eh.., ma cosa pretendete.., l'atletica è uno sport troppo difficile e competitivo in giro per il mondo.
modificato Aug 14 a 9:39 am
 
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Ho letto che a consuntivo dei Mondiali il presidente Fidal Giomi è stato un po' "maltrattato" anche da Bragagna.
Non ho visto nulla perchè, dopo 10 giorni di commenti di Bragagna e Ponchio, con i pochi intermezzi di Tilli - anche questi spesso fuori registro - il mio limite di saturazione era stato ampiamente raggiunto (devo rivalutare Fioravanti, ma soprattutto Sacchi) e, quindi, terminate le gare ho spento convintamente la tv.

Io purtroppo ho seguito la telecronaca dall'inizio alla fine e devo dire che l'ultima mezz'ora è stata abbastanza triste, dall'omaggio a Bolt, al "processo" all'atletica italiana. Non ho cambiato canale solo perché su Rai1 c'era qualcosa di ancora più triste.
Alla fine non hanno fatto altro che ripetersi l'un l'altro le stesse cose, senza una seria e vera analisi, come accade ormai alla fine di ogni mondiale o olimpiade da almeno 15-20 anni.
L'unica considerazione giusta, senza tanti giri di parole, l'ha fatta Tilli: non si cura un tumore con l'aspirina.
Purtroppo il presidente Giomi gli ha risposto: questa poi me la spieghi.
E allora temo che non siano coscienti del problema che hanno di fronte, ormai da una ventina d'anni.
Probabilmente cambieranno DT, diranno ai tecnici di base di pensare più alla gallina che all'uovo smile , ma questa è un'aspirina.
Quando qualche persona importante (politico o alto dirigente sportivo) parla del valore culturale, sociale, educativo dello sport, temo che nella maggiorparte dei casi siano parole al vento, dette così per riempirsi la bocca.
Se non si crede nell'importanza dello sport, che è anche qualcosa di cui andare fieri come nazione, beh allora è giusto che le risorse economiche e umane vadano verso altri settori più importanti, ed è inutile fare sti piagnistei.

>Ho letto che a consuntivo dei Mondiali il presidente Fidal Giomi è stato un po' "maltrattato" anche da Bragagna. >Non ho visto nulla perchè, dopo 10 giorni di commenti di Bragagna e Ponchio, con i pochi intermezzi di Tilli - anche questi spesso fuori registro - il mio limite di saturazione era stato ampiamente raggiunto (devo rivalutare Fioravanti, ma soprattutto Sacchi) e, quindi, terminate le gare ho spento convintamente la tv. > Io purtroppo ho seguito la telecronaca dall'inizio alla fine e devo dire che l'ultima mezz'ora è stata abbastanza triste, dall'omaggio a Bolt, al "processo" all'atletica italiana. Non ho cambiato canale solo perché su Rai1 c'era qualcosa di ancora più triste. Alla fine non hanno fatto altro che ripetersi l'un l'altro le stesse cose, senza una seria e vera analisi, come accade ormai alla fine di ogni mondiale o olimpiade da almeno 15-20 anni. L'unica considerazione giusta, senza tanti giri di parole, l'ha fatta Tilli: non si cura un tumore con l'aspirina. Purtroppo il presidente Giomi gli ha risposto: questa poi me la spieghi. E allora temo che non siano coscienti del problema che hanno di fronte, ormai da una ventina d'anni. Probabilmente cambieranno DT, diranno ai tecnici di base di pensare più alla gallina che all'uovo :D , ma questa è un'aspirina. Quando qualche persona importante (politico o alto dirigente sportivo) parla del valore culturale, sociale, educativo dello sport, temo che nella maggiorparte dei casi siano parole al vento, dette così per riempirsi la bocca. Se non si crede nell'importanza dello sport, che è anche qualcosa di cui andare fieri come nazione, beh allora è giusto che le risorse economiche e umane vadano verso altri settori più importanti, ed è inutile fare sti piagnistei.
 
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Quando qualche persona importante (politico o alto dirigente sportivo) parla del valore culturale, sociale, educativo dello sport, temo che nella maggior parte dei casi siano parole al vento, dette così per riempirsi la bocca.
Se non si crede nell'importanza dello sport, che è anche qualcosa di cui andare fieri come nazione, beh allora è giusto che le risorse economiche e umane vadano verso altri settori più importanti, ed è inutile fare sti piagnistei.

Questo è un argomento da approfondire sulla base di numeri e informazioni dettagliate (che io purtroppo non ho).

Faccio un esempio.

Mi è stato detto che il Coni riceve dallo Stato italiano circa 440 milioni di euro l'anno, mentre, ho letto in una recente intervista a Liz Nicholl, Ceo di Uk Sport, cioè la donna che amministra lo sport in Gran Bretagna (reduce da un'Olimpiade di Rio letteralmente trionfale), che il governo britannico ha assegnato "soli" 385 milioni di euro l'anno per il quadriennio che porta a Tokyo2020.

Quindi, più che un problema di risorse sarebbe un problema di efficienza nell'allocarle.

In Gran Bretagna sono "draconiani": finanziano solo chi può ottenere risultati a livello internazionale, perchè per loro non è accettabile spendere soldi pubblici senza avere riscontri nelle massime competizioni (Olimpiade in testa).
Considerano quindi gli atleti e gli sport più competitivi e fanno rigidi programmi di preparazione con i loro tecnici, assegnando direttamente a loro i finanziamenti.

Nello sport italiano immagino che viga ancora la teoria dei finanziamenti a pioggia, dove nessuna federazione sportiva e associata (compresi dirigenti e apparati burocratici vari) può essere dimenticata.
Vi è la particolarità dei gruppi militari in cui entrano tanti (quasi tutti) degli atleti più forti, e che sono il traguardo a cui mirano molti degli atleti più promettenti.
Un sistema complesso e farraginoso, ed è inevitabile che l'allocazione delle risorse al fine di produrre il massimo risultato sia molto meno efficiente.

>Quando qualche persona importante (politico o alto dirigente sportivo) parla del valore culturale, sociale, educativo dello sport, temo che nella maggior parte dei casi siano parole al vento, dette così per riempirsi la bocca. >Se non si crede nell'importanza dello sport, che è anche qualcosa di cui andare fieri come nazione, beh allora è giusto che le risorse economiche e umane vadano verso altri settori più importanti, ed è inutile fare sti piagnistei. Questo è un argomento da approfondire sulla base di numeri e informazioni dettagliate (che io purtroppo non ho). Faccio un esempio. Mi è stato detto che il Coni riceve dallo Stato italiano circa 440 milioni di euro l'anno, mentre, ho letto in una recente intervista a Liz Nicholl, Ceo di Uk Sport, cioè la donna che amministra lo sport in Gran Bretagna (reduce da un'Olimpiade di Rio letteralmente trionfale), che il governo britannico ha assegnato "soli" 385 milioni di euro l'anno per il quadriennio che porta a Tokyo2020. Quindi, più che un problema di risorse sarebbe un problema di efficienza nell'allocarle. In Gran Bretagna sono "draconiani": finanziano solo chi può ottenere risultati a livello internazionale, perchè per loro non è accettabile spendere soldi pubblici senza avere riscontri nelle massime competizioni (Olimpiade in testa). Considerano quindi gli atleti e gli sport più competitivi e fanno rigidi programmi di preparazione con i loro tecnici, assegnando direttamente a loro i finanziamenti. Nello sport italiano immagino che viga ancora la teoria dei finanziamenti a pioggia, dove nessuna federazione sportiva e associata (compresi dirigenti e apparati burocratici vari) può essere dimenticata. Vi è la particolarità dei gruppi militari in cui entrano tanti (quasi tutti) degli atleti più forti, e che sono il traguardo a cui mirano molti degli atleti più promettenti. Un sistema complesso e farraginoso, ed è inevitabile che l'allocazione delle risorse al fine di produrre il massimo risultato sia molto meno efficiente.
modificato Aug 14 a 6:01 pm
 
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Quando qualche persona importante (politico o alto dirigente sportivo) parla del valore culturale, sociale, educativo dello sport, temo che nella maggior parte dei casi siano parole al vento, dette così per riempirsi la bocca.
Se non si crede nell'importanza dello sport, che è anche qualcosa di cui andare fieri come nazione, beh allora è giusto che le risorse economiche e umane vadano verso altri settori più importanti, ed è inutile fare sti piagnistei.

Questo è un argomento da approfondire sulla base di numeri e informazioni dettagliate (che io purtroppo non ho).

Faccio un esempio.

Mi è stato detto che il Coni riceve dallo Stato italiano circa 440 milioni di euro l'anno, mentre, ho letto in una recente intervista a Liz Nicholl, Ceo di Uk Sport, cioè la donna che amministra lo sport in Gran Bretagna (reduce da un'Olimpiade di Rio letteralmente trionfale), che il governo britannico ha assegnato "soli" 385 milioni di euro l'anno per il quadriennio che porta a Tokyo2020.

Quindi, più che un problema di risorse sarebbe un problema di efficienza nell'allocarle.

In Gran Bretagna sono "draconiani": finanziano solo chi può ottenere risultati a livello internazionale, perchè per loro non è accettabile spendere soldi pubblici senza avere riscontri nelle massime competizioni (Olimpiade in testa).
Considerano quindi gli atleti e gli sport più competitivi e fanno rigidi programmi di preparazione con i loro tecnici, assegnando direttamente a loro i finanziamenti.

Nello sport italiano immagino che viga ancora la teoria dei finanziamenti a pioggia, dove nessuna federazione sportiva e associata (compresi dirigenti e apparati burocratici vari) può essere dimenticata.
Vi è la particolarità dei gruppi militari in cui entrano tanti (quasi tutti) degli atleti più forti, e che sono il traguardo a cui mirano molti degli atleti più promettenti.
Un sistema complesso e farraginoso, ed è inevitabile che l'allocazione delle risorse al fine di produrre il massimo risultato sia molto meno efficiente.

Immaginavo che il nostro sistema fosse meno efficiente.
Mi hai incuriosito con quelle cifre.
Sapevo degli inglesi e del loro sistema, ma non quelle dei nostri.
Però mi pare di capire che dai noi ci sia dentro il calcio che si mangia quasi un quarto della torta.

http://www.uksport.gov.uk/our-work/investing-in-sport/current-funding-figures

http://www.coni.it/images/1Primo_piano_2016/tabella_per_sito_internet.pdf

La federazione di atletica britannica alla fine prende 1mln di euro all'anno in più della nostra.
Da noi l'atletica prende meno del nuoto che a sua volta prende più di quello britannico. (Sempre se ho trovato i dati giusti)
Ovviamente 1mln non basta a giustificare la differenza di risultati in atletica.
Però rimango sempre dell'idea che ci vogliano i soldi. Non a caso l nostro periodo migliore è coinciso con gli anni di massimo splendore del totocalcio.

edit: ma i 6 mln nostri compendono anche l'atletica paralimpica?
Se è così, il confronto è coi 27+11mln di £, cioè 43mln € ogni 4 anni

>>Quando qualche persona importante (politico o alto dirigente sportivo) parla del valore culturale, sociale, educativo dello sport, temo che nella maggior parte dei casi siano parole al vento, dette così per riempirsi la bocca. >>Se non si crede nell'importanza dello sport, che è anche qualcosa di cui andare fieri come nazione, beh allora è giusto che le risorse economiche e umane vadano verso altri settori più importanti, ed è inutile fare sti piagnistei. >Questo è un argomento da approfondire sulla base di numeri e informazioni dettagliate (che io purtroppo non ho). >Faccio un esempio. >Mi è stato detto che il Coni riceve dallo Stato italiano circa 440 milioni di euro l'anno, mentre, ho letto in una recente intervista a Liz Nicholl, Ceo di Uk Sport, cioè la donna che amministra lo sport in Gran Bretagna (reduce da un'Olimpiade di Rio letteralmente trionfale), che il governo britannico ha assegnato "soli" 385 milioni di euro l'anno per il quadriennio che porta a Tokyo2020. >Quindi, più che un problema di risorse sarebbe un problema di efficienza nell'allocarle. >In Gran Bretagna sono "draconiani": finanziano solo chi può ottenere risultati a livello internazionale, perchè per loro non è accettabile spendere soldi pubblici senza avere riscontri nelle massime competizioni (Olimpiade in testa). >Considerano quindi gli atleti e gli sport più competitivi e fanno rigidi programmi di preparazione con i loro tecnici, assegnando direttamente a loro i finanziamenti. >Nello sport italiano immagino che viga ancora la teoria dei finanziamenti a pioggia, dove nessuna federazione sportiva e associata (compresi dirigenti e apparati burocratici vari) può essere dimenticata. >Vi è la particolarità dei gruppi militari in cui entrano tanti (quasi tutti) degli atleti più forti, e che sono il traguardo a cui mirano molti degli atleti più promettenti. >Un sistema complesso e farraginoso, ed è inevitabile che l'allocazione delle risorse al fine di produrre il massimo risultato sia molto meno efficiente. Immaginavo che il nostro sistema fosse meno efficiente. Mi hai incuriosito con quelle cifre. Sapevo degli inglesi e del loro sistema, ma non quelle dei nostri. Però mi pare di capire che dai noi ci sia dentro il calcio che si mangia quasi un quarto della torta. http://www.uksport.gov.uk/our-work/investing-in-sport/current-funding-figures http://www.coni.it/images/1Primo_piano_2016/tabella_per_sito_internet.pdf La federazione di atletica britannica alla fine prende 1mln di euro all'anno in più della nostra. Da noi l'atletica prende meno del nuoto che a sua volta prende più di quello britannico. (Sempre se ho trovato i dati giusti) Ovviamente 1mln non basta a giustificare la differenza di risultati in atletica. Però rimango sempre dell'idea che ci vogliano i soldi. Non a caso l nostro periodo migliore è coinciso con gli anni di massimo splendore del totocalcio. edit: ma i 6 mln nostri compendono anche l'atletica paralimpica? Se è così, il confronto è coi 27+11mln di £, cioè 43mln € ogni 4 anni
modificato Aug 14 a 9:52 pm
 
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Però rimango sempre dell'idea che ci vogliano i soldi. Non a caso l nostro periodo migliore è coinciso con gli anni di massimo splendore del totocalcio.

edit: ma i 6 mln nostri compendono anche l'atletica paralimpica?
Se è così, il confronto è coi 27+11mln di £, cioè 43mln € ogni 4 anni

Ci siamo addentrati in un argomento abbondantemente OT, ma straordinariamente importante smile

Detto che in Italia il CIP (Comitato Paralimpico) dovrebbe essere distinto anche nei contributi dalla Fidal (Federazione di atletica leggera), ho dato una scorsa al bilancio del Coni e il budget a sua disposizione nel corso degli ultimi 15 anni.

I trasferimenti dallo Stato sono in lieve calo negli ultimi anni (la spending review è arrivata, forse giustamente, anche qui) e per il 2017 sono di circa 411 milioni di € (non 440 come ho indicato prima), ma è aumentata la parte sportivo-istituzionale, cioè la parte che il Coni riesce a convogliare alle federazioni sportive, circa il 60% (sui 245 milioni di €).

Però qui dentro ci sono ancora varie voci, mentre la tua tabella offre una ripartizione più "sfrondata" di quello che arriva alle varie federazioni.

Per fare un confronto omogeneo con quello che accade in Gran Bretagna (ed in altri Paesi) bisognerebbe comunque conoscere quante risorse assorbe il funzionamento della macchina amministrativo-burocratica (in certi casi giustificata, in altri no) e quanto finisce al reale sostegno della preparazione degli atleti.

A sentire la Nicholl loro hanno meno passaggi intermedi, arrivano direttamente agli atleti che giudicano più meritevoli.

>Però rimango sempre dell'idea che ci vogliano i soldi. Non a caso l nostro periodo migliore è coinciso con gli anni di massimo splendore del totocalcio. >edit: ma i 6 mln nostri compendono anche l'atletica paralimpica? >Se è così, il confronto è coi 27+11mln di £, cioè 43mln € ogni 4 anni Ci siamo addentrati in un argomento abbondantemente OT, ma straordinariamente importante :) Detto che in Italia il CIP (Comitato Paralimpico) dovrebbe essere distinto anche nei contributi dalla Fidal (Federazione di atletica leggera), ho dato una scorsa al bilancio del Coni e il budget a sua disposizione nel corso degli ultimi 15 anni. I trasferimenti dallo Stato sono in lieve calo negli ultimi anni (la spending review è arrivata, forse giustamente, anche qui) e per il 2017 sono di circa 411 milioni di € (non 440 come ho indicato prima), ma è aumentata la parte sportivo-istituzionale, cioè la parte che il Coni riesce a convogliare alle federazioni sportive, circa il 60% (sui 245 milioni di €). Però qui dentro ci sono ancora varie voci, mentre la tua tabella offre una ripartizione più "sfrondata" di quello che arriva alle varie federazioni. Per fare un confronto omogeneo con quello che accade in Gran Bretagna (ed in altri Paesi) bisognerebbe comunque conoscere quante risorse assorbe il funzionamento della macchina amministrativo-burocratica (in certi casi giustificata, in altri no) e quanto finisce al reale sostegno della preparazione degli atleti. A sentire la Nicholl loro hanno meno passaggi intermedi, arrivano direttamente agli atleti che giudicano più meritevoli.
modificato Aug 14 a 11:13 pm
 
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Completo OT, poi magari i moderatori sposteranno.

Al di la' delle cifre, spesso si e' parlato anche su questo forum del fatto che in Italia ci siano pochi centri per il nuoto e di come siano a disposizione solo "di pochi". Il sistema britannico mi pare sia esasperato in questo senso, ma da quello che leggo mi sembrate abbastanza favorevoli.
Io sarei anche a favore per il finanziamento di pochi centri (es. Verona, Ostia..) a patto pero' che non siano disponibili solo per "chi si allena con".
Il rischio attuale e' che una volta che si saranno ritirati quei 2-3 a cui si e' fatto riferimento fino ad oggi poi non ci siano ricambi dalla base
Che ne pensate?

Completo OT, poi magari i moderatori sposteranno. Al di la' delle cifre, spesso si e' parlato anche su questo forum del fatto che in Italia ci siano pochi centri per il nuoto e di come siano a disposizione solo "di pochi". Il sistema britannico mi pare sia esasperato in questo senso, ma da quello che leggo mi sembrate abbastanza favorevoli. Io sarei anche a favore per il finanziamento di pochi centri (es. Verona, Ostia..) a patto pero' che non siano disponibili solo per "chi si allena con". Il rischio attuale e' che una volta che si saranno ritirati quei 2-3 a cui si e' fatto riferimento fino ad oggi poi non ci siano ricambi dalla base Che ne pensate?
 
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